Thunderbolts

La recensione di Thunferbolts, di Jake Schreier, a cura di Francesco Di Brigida.

Il prologo con la protagonista Florence Pugh forse racchiudeva lo spunto più originale del nuovo Thunderbolts. L’action della sua combattente mercenaria che a comando distrugge palazzi e plotoni di soldati armati fino ai denti in realtà è il condimento inevitabilmente ipertrofico di una riflessione amara sulla depressione del suo personaggio. Una declinazione femminile di vuoto emotivo, una tenebra che in maniera trasversale simboleggia bene le fragilità esistenziali più invisibili dell’oggi. Ma siamo dentro a un blockbuster, o tentato blockbuster, visto che si è rivelato un flop. A prescindere dal pubblico, si entra nel vivo con una specie di stallo alla messicana di sicari, una catena di energumeni con superpoteri a caccia uno dell’altra. Messi insieme allo scopo di uccidersi, pur di salvarsi daranno vita loro malgrado a una squadra di supereroi bistrattati comandati a bacchetta dalla villain doppiogiochista interpretata da Julia Louis-Dreyfus, attrice preziosissima con l’ironia della commedia nel sangue.

Quasi tutti i componenti di questa super-armata Brancaleone erano stati seminati in precendenza tra serie tv e ultime pellicole dalla Casa delle Idee. L’effetto ricetta svuota frigo è dietro l’angolo, e il pensiero sbatte inevitabilmente ai Guardiani della Galassia, ma lì scrittura dei character, soluzioni narrative e selezione brani vintage furono molto più aggrappanti e meglio amalgamati. Qui si prepara troppo a lungo la riscossa finale, i personaggi restano in qualche modo sempre perdenti, e quel percorso narrativo pesa tra assenza di vere invenzioni e tante battute autoironiche poco forti. I Guardiani erano dei vincenti presentati come perdenti, e il fare gruppo li spogliava rendendoli unicamente vincenti. Invece i Thunderbolts sono e restano perdenti, nonostante i trionfi finali. Poi la trovata di ribattezzare in corsa il film come New Avengers cozza pericolosamente sia con il passato glorioso della saga Avengers, sia con i fumetti di questo gruppo di supereroi. Infatti sulla carta i personaggi erano ben altri. Vogliamo chiamare questi Thunderbolts o New Avengers scarti di magazzino? Non sarebbe comunque giusto per gli attori che ci lavorano, ma l’operazione spremitura sa di fallimento. Che fa rima con l’intrattenimento che offrono pure, ma si vola bassi. Se è vero che il pubblico massificato di queste grosse produzioni da grande schermo spesso se la beve, d’altra parte quando si sente tradito non perdona. Peccato anche per il Bucky di Sebastian Stan. Il suo Soldato d’Inverno nelle trasposizioni cinematografiche vive ancora all’ombra del Captain America originale di Chris Evans, e non di sostituti e impostori vari.


di Francesco Di Brigida
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