Innamorarsi e altre pessime idee
La recensione di Innamorarsi e altre pessime idee, di Simone Aleandri, a cura di Gianlorenzo Franzì.
La rom-com è una cosa seria. Nel senso, ovviamente, che pur considerando la relativa leggerezza dell’argomento, lo svolgimento ha regole ben precise entro cui muoversi, ma soprattutto (essendo un genere particolarmente inflazionato) deve essere dotato di un’inventiva e di un ritmo particolarmente spinti per non affogare nella banalità.
Tre coppie: la prima è formata da un avvocato -la cui moglie confessa di volerlo lasciare per uno chef- e una stalker che si associano per mettere i bastoni tra le ruote alla seconda coppia formata appunto dalla moglie di lui e all’amante; la terza è invece formata dai rispettivi amici che si innamorano ma hanno paura di essere troppo simili.
Purtroppo già fin dall’intreccio i film di Simone Aleandri parte svantaggiato, perchè la trama di Innamorarsi e altre pessime idee è un frullato di clichè e deja vù e non si preoccupa minimamente di offrire alcun guizzo. E questo senza dire che se già la prima parte sembra solo una extended version del trailer, tutto il film sembra una fila incessante di gag attaccate tra loro, senza coesione, senza sguardo d’insieme, come se di volta in volta il cast cercasse di intercettare nell’aria qualcosa di nuovo dovendosi poi assoggettare ad un soggetto vecchio come il cucco. Che oltretutto è preoccupato solo di muoversi in avanti a sbalzi nei binari più convenzionali, tralasciando gli eventuali spunti di interesse, seppur blandi, che si formano per strada man mano che il film si delinea.
Peccato anche, visto che Lino Guanciale mette il pilota automatico e porta a casa il compito, ma c’è un’alchimia strana, grottesca e quasi irresistibile tra Ilenia Pastorelli e Fabrizio Colica; ma per quanto provino a recitare a soggetto, è evidente che manca qualsiasi forma di lungimiranza narrativa.
Il film sembra vivere proprio solo nelle azioni dei protagonisti, morendo un po’ ogni volta che allunga il copione, e annacquando anche un finale stranamente “diverso” ma sempre abbondantemente, troppo prevedibile.
di Gianlorenzo Franzì