Jurassic World – La rinascita

La recensione di Jurassic World - La rinascita, di Gareth Edwards, a cura di Christian D'Avanzo.

Settimo film di una saga avviata da Steven Spielberg nel 1993, Jurassic World – La rinascita è nei cinema italiani a partire da mercoledì 2 luglio 2025. Dopo aver iniziato e concluso una nuova trilogia composta da Jurassic World (2015), Jurassic World – Il regno distrutto (2018) e Jurassic World – Il dominio (2022), il nuovo capitolo di uno dei franchise più prolifici di sempre si propone come l’apripista di una nuova serie di film dedicati ai dinosauri. Per un compito di questo tipo si è optato per Gareth Edwards alla regia, e si è deciso di puntare su un’attrice del calibro di Scarlett Johansson, ma anche su volti conosciuti a Hollywood come quelli di Mahershala Ali e Jonathan Bailey, mentre la colonna sonora è firmata da Alexandre Desplat. Inoltre, per l’occasione è tornato al lavoro David Koepp, storico sceneggiatore che ha contribuito a dare vita ai primissimi due capitoli della saga.

Per realizzare un prodotto relativamente indipendente rispetto agli eventi dei film precedenti, in Jurassic World – La rinascita ci sono nuovi personaggi che hanno una nuova missione da compiere. Martin Krebs (Rubert Friend) assolda Zora Bennett (Scarlett Johansson) per conto di un’azienda farmaceutica per riuscire ad estrarre il DNA da alcuni dinosauri ancora vivi, in modo tale da scoprire nuove cure da vendere a caro prezzo. Gli accenni alla trilogia terminata appena tre anni fa sono abbastanza evidenti, e lo sono sin da subito, poiché al centro del dibattito sociale ci sono i cambiamenti climatici e la conseguente morte di massa dei dinosauri, i quali si sono inseriti con difficoltà nel mondo. Poche specie sono riuscite a sopravvivere soltanto a ridosso dell’equatore, per giunta su di un’isola dove – come mostra il prologo – sono stati portati avanti degli esperimenti genetici con l’obiettivo di creare nuovi ibridi. La squadra guidata da Zora e Duncan Kincaid (Mahershala Ali), avvalendosi della consulenza sul campo del Dott. Henry Loomis (Jonathan Bailey), si imbatte nell’incidentale incontro con la famiglia Delgado, e soltanto successivamente si renderanno tutti conto delle minacce presenti sull’isola.

Considerati i nomi citati, le aspettative createsi attorno a questo nuovo film del franchise non potevano che essere inevitabilmente alte, sia per la presenza di un cast di livello che per chi ha lavorato dietro le quinte, a partire dallo sceneggiatore David Koepp passando per il regista, Gareth Edwards, che ha dimostrato di saperci fare quando si è trattato di rivitalizzare grandi saghe (Godzilla e Rogue One: A Star Wars Story). Sfortunatamente, nonostante le premesse, Jurassic World – La rinascita si rivela un film fiacco e senza idee, costruito a tavolino soltanto per fini commerciali. Nel prologo, il product placement arriva persino a fungere da motore d’azione, e successivamente sono varie le inquadrature dove i personaggi cominciano a sgranocchiare qualcosa solo per portare a casa la partnership con i brand. Tralasciando la goffaggine di quest’operazione, il vero problema del film di Edwards è che, a dispetto del potenziale, non riesce ad aggiungere nulla di nuovo, tantomeno a rendere contemporanei quelli che nell’immaginario collettivo si sono imposti come archetipi narrativi propri alla saga. Se nelle primissime scene del film si percepisce la possibilità di approfondire determinate dinamiche socio-culturali, dallo sfruttamento dei dinosauri negli zoo, all’indifferenza degli esseri umani nei confronti dell’ambiente, e quindi di se stessi, più il minutaggio scorre, più emerge l’assenza di creatività.

La struttura di Jurassic World – La rinascita appare abbastanza sbilanciata, con una prima ora ambientata quasi interamente in mare aperto e con ben poche emozioni, mentre il restante minutaggio scorre a fatica a causa della per nulla funzionale verbosità. Quest’ultima finisce per disperdere le sfumature fantascientifiche e horror, arrivando quasi ad annullarsi e a frenare bruscamente il ritmo. Gareth Edwards qui è poco ispirato: solo a sprazzi si riesce ad avvertire un briciolo di tensione, come per esempio nella sequenza con protagonista il T-Rex. Per il resto, l’eccesso di personaggi, che per di più sono piatti come se fossero stati presi da uno stock, sembra conferire al film una staticità antispettacolarizzante, e nel finale la tanto attesa minaccia viene sventata in maniera banale, manifestando tutta l’impersonalità di un prodotto meccanico e privo di ispirazione.


di Christian D'Avanzo
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