So cosa hai fatto

La recensione di So cosa hai fatto, di Jennifer Kaytin Robinson ed Elisha Christian a cura di Francesco Di Brigida.

Era il 1997 quando sulla scia di Scream (1996), la allora nuova invenzione del mago dell’horror commerciale Wes Craven, usciva al cinema, parallelamente, So cosa hai fatto. Un assassino spietato e senza identità martoriava uno dopo l’altro i ragazzi che condividevano un pesante segreto su un incidente stradale. Il successo portò a due sequel con risultati altalenanti, ma rimase un piccolo Cluedo cruento degli anni novanta, format che quest’anno viene rimpolpato per animare l’estate in sala dei ragazzi in cerca di brividi facili.

Siamo sempre a Southport, cittadina marittima americana, dove il benessere dei suoi abitanti si mescola a intrighi e desideri. Tutto il pastiche preme sul senso di colpa, e nella forma ci troviamo dinnanzi a un prodotto meanstream di apparente buona tecnica. Il ché vuol dire che i colpi di volume alzato improvvisamente per fare saltare sulla poltrona insieme al popcorn ci sono. Ma la storia è un format, appunto.

Il revival ce lo offrono due vecchi personaggi del primo film, che tornano da adulti, pure interpretati dagli stessi attori: Jennifer Love Hewitt e Freddie Prince Jr. Più che altro un gancio narrativo per attirare i cinquantenni che videro la saga a vent’anni. Ma sviluppato con pigrizia e poca creatività. L’intrattenimento non incolla, salvo alcuni truci ammazzamenti, e cinematograficamente resta blando, con il suo giovane cast imbellettato a perfezione ma arido a causa di una scrittura che sembra un lungo spot. In sala, visto il low budget dichiarato, se l’è pure cavata relativamente a incassi. Venderà sicuramente nelle piattaforme, rianimando con il suo uncino svogliate serate da divano annoiato e pizze a domicilio, ma quando un proiettore illumina uno schermo con questi film così telecomandati, un cinema soffre. E un po’ pure noi.


di Francesco Di Brigida
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