Weapons
La recensione di Weapons, di Zach Cregger, a cura di Roberto Baldassarre.
Come già scritto riguardo Bring Her Back – Torna da me (Bring Her Back, 2025) dei fratelli Danny e Michael Philippou, diventa sempre più difficile trovare originalità nell’ormai consunto genere horror. Le trame sono le usuali: se non attingono dai mostri classici (attraverso remake o reboot) sono quelle che pescano dalle leggende (ancestrali o metropolitane) oppure da spunti di cronaca virati nell’orrore spinto. Nella ultra secolare storia del cinema si sono imposti lo stile della RKO, della Hammer e infine della Blumhouse. E oltre a queste rinomate case di produzione si sono poi distinti i singoli registi, che hanno apportato originali e autoriali opere cinematografiche, in cui il fattore orrorifico era una valida metafora per descrivere aspetti politici o sociali.
Tra i registi emergenti, che in quest’ultimo decennio stanno cercando di apportare nuovo estro narrativo al genere, ecco Zach Cregger, che si era fatto notare con Barbarian (2022) e poi aveva prodotto Companion (2025), mistura di thriller e Sci-Fi diretta da Drew Hancock. Sostanzialmente nulla di fenomenale, però ambedue hanno trovato un loro favorevole pubblico. Con Weapons (2005), sua quarta regia, Cregger firma un horror più compatto, molto più interessante. Non tanto per quanto concerne la trama (una cittadina quieta che viene sconvolta da un atroce mistero) ma per la struttura della medesima. Una storia corale (5 personaggi) composta come un mosaico che, pezzo per pezzo, svela l’arcano. Un lento scoprimento in cui il regista si concentra su 5 singoli individui, che s’incontrano/scontrano nello svolgersi della vicenda, raccontandoli con toni ironici (la descrizione della vita privata del compito preside della scuola).
Questa struttura da più punti di vista è la parte più funzionale di Weapons, perché come già sapeva ben fare la RKO si crea e si espande la tensione. Attraverso questo sopraffino escamotage narrativo, d’impianto collettivo, è come se Robert Altman o ancor meglio l’emulo Paul Thomas Anderson avessero deciso di cimentarsi con l’horror. In alcune descrizioni caratteriali, in particolare quelle incentrate sul poliziotto fedifrago Paul (Alden Ehrenreich) oppure sul coriaceo costruttore edile Archer Graff (Josh Brolin), si ravvisano similitudini con i personaggi di America oggi (Short Cuts, 1993). Nell’attesa di scoprire che cosa accadde quella notte, in cui sparirono ben 17 bambini, Cregger ci fa vedere – e palpare – la grettezza che ancora permane in una cittadina americana, fino a quel momento silente e pulita. La maestra Justine Gandy (Julia Garner), come se nulla fosse cambiato dal millennio passato, viene rapidamente marchiata di stregoneria (la vandalica scritta con vernice sulla sua macchina).
E se fosse ancora possibile, verrebbe arsa in pubblica piazza. Completamente differente la parte finale, che sbocca in una esplosiva, bizzarra e divertente rivalsa contro il maleficio con liberazione di tutti i bambini. In sostanza Weapons è un valido divertissement horror e ironico, con una buona tenuta narrativa e soprattutto un efficace cast che sa rendere veritieri i personaggi abbozzati. Quello che lascia un poco perplessi sono alcune facilonerie narrative, che semplificano un po’ troppo l’aspetto della detection story. Ma tra l’abbondanza di horror che annualmente affollano sale e piattaforme, film così, una volta etichettati come cinema medio, sono molto ben accetti.
di Roberto Baldassarre