Reinas

La recensione si Reinas, di Klaudia Reynicke, a cura di Francesco Parrino.

Nell’estate del 1992, a Lima, tutto accade molto velocemente. Nel caos sociale e politico derivato dall’autogolpe (o Fujigolpe, Fujimorazo) in Perù, Lucia (Abril Gjurinovic) e Aurora (Luana Vega) stanno per lasciare per sempre il loro paese con la madre Elena (Jimena Lindo) e hanno bisogno che Carlos (Gonzalo Molina), il padre, firmi i documenti di uscita. A Carlos ha sempre fatto comodo non fare il genitore, ma ora, se vuole l’amore delle sue figlie, deve guadagnarsi un posto nelle loro vite prima che partano. Presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival 2024 e vincitore del Miglior Film della sezione Generation alla Berlinale 74 e del Premio del Pubblico a Locarno 77, ecco Reinas, di Klaudia Reynicke che dopo la finestra distributiva dello scorso maggio ritorna al cinema, in tour, con Exit Media. Una scelta efficace per un racconto intimo nei toni, estivo nei sapori e di carattere profondamente personale.

Reinas nasce, infatti, dal bisogno di Reynicke di ricongiungersi con le proprie radici rielaborando un momento cruciale del proprio percorso: la partenza dalla terra natia. Lei che è figlia unica, nata e cresciuta in Perù fino ai quattordici anni quando con tutta la famiglia s’è trasferita negli Stati Uniti e da lì sino in Svizzera. Il potere del cinema fa il resto, contribuendo a rendere il particolare di un momento di vita vissuta, una parabola universale che parla a tutti e con tutti. Il terzo lungometraggio di finzione di Reynicke è un’opera catartica e vitale che nell’unire spiagge soleggiate, colori pastello e chiaroscuri raffinati in immagini dalla soluzione ricercata, ci racconta del valore delle piccole cose, di prime e ultime volte, e di scelte che cambiano il proprio mondo.

Se restare e ricostruire un’unità familiare fino a quel punto accidentale e disastrata, o andare via, voltare pagina e scrivere un nuovo capitolo. Nel mezzo agenti scenici dalla caratterizzazione colorita e definita con cui è praticamente impossibile non entrare in empatia, un’armonia di sviluppo che conferisce a Reinas un ritmo cadenzato che ve ne farà assaporare ogni frammento, e una piccola massima come regalo che è sempre bene tenere a mente: “Con i piedi a terra e gli occhi al cielo, niente è impossibile”.


di Francesco Parrino
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