Casa in fiamme

La recensione di Casa in fiamme, di Dani de la Orden, a cura di Emanuele Di Nicola.

Con Casa in fiamme di Dani de la Orden non c’è dubbio: siamo nell’alveo della commedia antiborghese. Montse è una signora di sessant’anni, con due figli e un ex marito. Nel weekend ha allestito la classica riunione di famiglia, convocando l’ampio parentado nella casa in Costa Brava, dove passavano le estati quando i bambini erano piccoli e felici. L’appuntamento ha un motivo ufficiale: il trasloco dall’abitazione stessa, che va organizzato nel fine settimana per la vendita del lunedì. Un addio a un luogo d’infanzia, dunque. Un congedo a un passato più riconciliato.

I proventi della vendita verranno ridistribuiti tra i vari membri, come i figli David e Julia, ognuno dei quali ha già in mente la loro destinazione. Ma attenzione: l’uso del denaro di Montse, pagare la residenza della terza età della madre e nonna dei figli, viene smentita in premessa, quando la donna rientra a casa e trova l’anziana esanime sul pavimento. C’è un cadavere, cosa fare? Annullare il weekend sarebbe la prima soluzione. Confermarlo è quella più opportuna secondo Montse, che occulta il corpo e procede come se niente fosse.

Da un inganno primario, la nonna morta, si sviluppa quindi un albero delle menzogne che nel corso della due giorni investe tutti i caratteri e le situazioni: il più giovane dei figli, David, è convinto di aver trovato l’amore con Marta ma per lei è solo un amico di letto; Julia una famiglia ce l’ha ma non pensa di meritarla, quindi da mesi in segreto si lancia in rapporti sessuali con l’amante nel letto in cui dormiva da bambina; anche il padre Carlos, che si presenta con la nuova compagna, conserva un segreto, la casa è intestata solo a lui e gli altri non possono venderla…

Nella classica unità di spazio e tempo si consuma il confronto che, da titolo, brucia come un fuoco: alcune lente fiammate e all’improvviso scoppi e strepiti. Il regista smentisce la definizione di partenza: “È una tragicommedia”, dice. L’elemento comico sta nel dispositivo di genere, che ruota attorno alla madre manipolatrice, la quale prova a riconquistare il posto di timone nella famiglia, che però a sua volta l’ha abbandonata; la virata nella tragedia è sempre racchiusa nel suo personaggio, quando si avvita nei tratti più drammatici del carattere. Del resto, come noto, se cambi una virgola al comico esso diventa tragico.Casa in fiamme si sviluppa con momenti più riusciti, di piccole e grandi rese dei conti, alternandoli a un’ironia più facile e immediata, anche fisica al confine col banale (il patriarca che soffre di sciatica). Si posiziona così su un tono altalenante tra l’ottima esecuzione del noto e il sostanziale ripasso degli stereotipi antiborghesi. Svolgimento veloce, montaggio serrato, attori funzionali – deliziosa Emma Vilarasau, ma la lode è generale -, il racconto porta comunque a casa la partita. Come finisce? Nel fuoco, naturalmente.


di Emanuele Di Nicola
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