Duse

La recensione di Duse, di Pietro Marcello, designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI.

Duse, di Pietro Marcello, distribuito da Piper Film e in uscita il 18 settembre 2025 è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI con la seguente motivazione:

Mentre il corpo del milite ignoto attraversa l’Italia in treno per essere sepolto a Roma, Eleonora Duse vive gli ultimi anni della sua vita: non la fermano né la tisi né i debiti perché le interessano solo tre cose: «lavorare, vivere, morire». E Pietro Marcello affida a una straordinaria Valeria Bruni Tedeschi il compito di illustrare il dramma di chi è disposta a scendere a patti anche col potere per poter continuare a confrontarsi con l’arte del teatro. Un film dove il materiale d’archivio si intreccia alla finzione per scavare dentro la vita di una donna pronta a sacrificare anche l’amore materno per tener fede alla sua missione di attrice.

La recensione
di Michela Manente

Girato anche in Veneto – Venezia, Treviso, Asolo – dove la “divina” ebbe i suoi Natali e dove trovò l’eterno riposo, l’ultimo film di Pietro Marcello Duse non è un biopic anche se si concentra sugli anni della malattia ma anche della caparbietà della capocomica e della linfa proveniente dal teatro. Nella Venezia lagunare sono stati girati tutti gli interni ed è evidente che la macchina mossa dal regista di Martin Eden e importante documentarista rispecchia la conoscenza della città laguna.

Sul grande schermo la “divina” d’Italia è Valeria Bruni Tedeschi, per la quale il casting non è stato necessario: pensare a lei è stato naturale per il regista, una forza bruta incandescente. Per le altre due interpreti, Noémie Merlant nel ruolo di Enrichetta, l’unica figlia e di Fanni Wrochna nel ruolo di Désirée, la segretaria dell’attrice, c’è stata selezione. Le due donne erano cresciute nel medesimo collegio da piccole: in competizione per l’affetto della Duse, madre per una e ispirazione per l’altra, non riuscirono mai a conquistarlo. Nell’opera filmica di Marcello è stato fondamentale il rapporto con i documenti, ad esempio con i lasciti e i carteggi, ma non è stato possibile recuperare nessun elemento sonoro: siamo a conoscenza d’una registrazione Edison andata perduta e c’è il film Cenere (di Febo Mari, 1916) appartenente all’epoca del muto.

Nella pellicola da questa ricostruzione emerge lo spirito di Duse: un personaggio ottocentesco che si affaccia al secolo breve e che comprende che il teatro aveva bisogno d’una trasformazione (a confermarlo è la grande attrice francese Sarah Bernhardt, interpretata da Noémie Lvovsky), sognando un nuovo teatro, un sogno che è un prototipo di bioedilizia. Ermete Zacconi (Mimmo Borrelli), giovane attore e drammaturgo, è descritto come un fanfarone dal dubbio talento, che esplora nuove modalità a teatro tra il classico e il verista.

Non mancano i filmati d’epoca, degli innesti che si uniscono alla pellicola in 35mm e 16 mm e alla narrazione, facendo da contrappunto tra la storia di Eleonora Duse e la Storia d’Italia, rappresentata dal lungo viaggio nel 1921 da nord a sud, da Aquileia a Roma, del Milite Ignoto seguito da un accorato movimento pacifista, che può essere letto come una critica agli alti comandi. La storia della grande attrice si collega alla vicenda della sua storia personale, di vita, familiare, di donna fragile e corre su binari paralleli con quella della nostra Storia, come le vicende, i filmati e le fotografie ci hanno trasmesso. Valeria Bruni Tedeschi incarna lo spirito ribelle di questa donna, come artista e come imprenditrice, in contrasto con la crescente arte cinematografica, da lei rifiutata.

Giordano Bruno Guerri è il segretario di D’Annunzio (Fausto Russo Alesi), una figura aggiunta e che rafforza quella di un Vate decadente soprattutto nel fisico, che vive tra i suoi eccessi al Vittoriale. Dalla tradizione del cinema muto e dall’espressionismo tedesco viene l’ossessione per i primi piani e gli sguardi, un rapporto diretto e intimo con la telecamera che entra nell’anima ed emoziona. Il film, dedicato a Goffredo Fofi, è dal 18 settembre al cinema.



di Michela Manente
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