Alta Marea Festival: un resoconto
Paola Casella firma una panoramica relativa all'ultima edizione dell'Alta Marea Festival.
“Il tema di quest’anno è Prospettiva: ovvero la possibilità di cambiare punto di vista su questo luogo”. Il luogo in questione è Termoli, e a parlare è Antonio De Gregorio, regista e direttore artistico dell’Alta Marea Festival, giunto alla sua quinta edizione nella cittadina molisana dal 25 al 27 luglio scorsi: un concorso di 14 cortometraggi provenienti da tutto il mondo, ma anche una mostra su fotografia e memoria a bordo di un peschereccio, e una serie di concerti e dj set tra la spiaggia della cittadina e il suo borgo antico.
“Alta Marea è un festival nato con valori precisi che riguardano il territorio e la cultura: la mescolanza, l’identità, la storia, la tradizione, e la voglia di non staccarci da ciò che Termoli rappresenta per noi”, dice Adele Sorressa, responsabile della comunicazione per la sezione sezione arte e graphic designer insieme a Chiara Tuttolani, che aggiunge: “Il festival si è evoluto partendo da questi valori, che restano saldi, e si è evoluta anche la comunicazione : da tre anni a questa parte infatti abbiamo un tema portante, che per questa edizione è appunto ‘Prospettiva’”.
La responsabile della comunicazione e pr, Valentina Salierno chiude il quartetto degli ideatori dell’Alta Marea Festival, tutti rigorosamente under 30. “Il primo anno abbiamo provato a fare un paio di serate, poi a poco a poco abbiamo ampliato l’offerta cultuale, perché volevamo un festival interdisciplinare. Siamo arrivati all’attuale forma definita, che è quella di avere al centro il cinema e intorno le altre forme d’arte che arricchiscono il calendario”, racconta De Gregorio, appena 22enne quando ha creato insieme a Salierno, Sorressa e Tuttolani Alta Marea. L’idea del festival è nata “perché faccio il regista ed ero spesso invitato a festival in giro per l’Italia, in particolare con il mio corto Ritorno a casa, una commedia nera. Vedevo questi eventi pieni di interesse verso il cinema, questi momenti intensi di condivisione, e notavo che nel luogo dove abito c’era una forte mancanza di occasioni simili. Termoli è una città che non ha un cinema, oltre quello parrocchiale, e dove non ci sono teatri”
“Apriamo ogni edizione con il lancio di uno spot, e quest’anno è uscita l’idea del cambio di punto di vista per trovare il coraggio di rimanere in questi luoghi”, dice Chiara Tuttolani. “Tutto il corto gira intorno al Borgo Antico di Termoli, che è lo scenario del nostro festival. Volevamo invitare a riflettere sulla possibilità di cambiare prospettiva nelle piccole ma anche nelle grandi scelte”. “Da lì è partita tutta la comunicazione visiva, lavorando sui caratteri tipografici proiettati oltre il punto focale”, le fa eco Adele Sorressa, “per invitare il pubblico ad avere anche più di una prospettiva, e a restare a Termoli ma anche guardare oltre col pensiero, che poi ti può portare ad andare oltre anche fisicamente”. “Cambiare prospettiva è sempre possibile, se fatto con intelligenza, per reinventarci e capire come fare funzionare le cose in un posto in cui le cose non funzionano”, chiosa Valentina Salierno. “Il nostro è un appello alla comunità affinché ci sia sempre più spazio per ripensare il modo in cui viviamo la nostra città, e affinché si possa dare più possibilità a persone che, come noi, guardano il mare chiedendosi che cosa ci sia oltre”.
“Il Molise è una regione che è rimasta indietro dal punto di vista degli stimoli culturali offerti ai suoi abitanti: da ragazzino questi stimoli non li ho proprio avuti”, racconta De Gregorio. “Quando mi sono trasferito per studiare e lavorare nel cinema, prima allo IED di Milano poi alla scuola Griffith di Roma, l’impatto è stato complicato. C’è bisogno di far respirare alle persone l’arte e la cultura anche come possibilità, e di far loro immaginare un futuro diverso anche lavorativamente. E c’è la necessità che le persone studino fuori e poi ritornino, anche se è molto difficile fare questo lavoro rimanendo qua. Però ci si prova”.
Antonio, a 27 anni, ha già realizzato tre cortometraggi – Lillium (2017), Ritorno a casa (2020) ed Elisa (2023) – e due documentari, “uno girato in Albania su un sistema innovativo per sostituire i frangiflutti brevettato da un italiano, e uno su un paese del Molise che ha una tradizione ancestrale legata al fuoco, la farchia”. Attualmente il regista sta finendo un terzo doc su Joe Bavota, un impersonator di Elvis Presley, naturalmente anche lui molisano.
Adele Sorressa viene da un paese vicino Termoli, Chiara Tuttolani invece è abruzzese di Silvi Marina, “ma vengo a Termoli per amore, sia per il luogo che per Antonio, Adele e Valentina: siamo amici da tempo, ci siamo conosciuti all’università”. “Ci siamo coinvolti a vicenda per creare una rete dove mescoliamo continuamente intrecci diversi in modo da proporre sempre cose nuove al pubblico di Termoli”, aggiunge Adele. “Fin dalla prima edizione abbiamo legato molto con gli abitanti del borgo, siamo proprio entrati nelle loro case. Termoli è molto legata al suo mare, che è caratterizzato dall’alta e la bassa marea, e l’alta è il moto di trasformazione, quello che cambia le cose. È ciò che volevamo fare con il festival: per questo si chiama Alta Marea”. “Abbiamo cambiato anche noi prospettiva in questi anni tante volte, confrontandoci con le realtà che viviamo, perché siamo tutte persone che assorbono molto da quello che li circonda”, conclude Valentina, “e contaminiamo ogni esperienza con quello che abbiamo imparato vivendo altre realtà”.
L’ospite d’onore della quinta edizione è stato Stefano Fresi, che ha presentato nella bellissima Piazza del Duomo il film Il grande passo (per cui ha vinto ex aequo con Giuseppe Battiston il premio come Miglior attore al Festival di Torino) insieme alla giornalista Martina Barone. Il vincitore del concorso corti è stato il francese Ya Hanouni di Lyna Tadount e Sofian Chouaib, il premio per la Migliore Regia è andato a Chiamare casa sempre lo stesso posto di Giada Bossi, quello per i migliori attori ad Anna Manuelli per Comunque bene di Beatrice Baldacci e all’attore molisano Giorgio Careccia per La fuga dei folli di Emilio Fallarino, che si è aggiudicato anche il Premio del pubblico. Il premio alla miglior fotografia è stato assegnato ad Alessandro Rocca per Rapacità di Martina Mele e il premio come miglior poster al corto d’animazione Dagon di Paolo Gaudio. All’interno del festival si è svolto anche l’incontro sui primi passi della neonata Film Commission Molise.
di Paola Casella