Tuner – L’accordatore

La recensione di Tuner - L'accordatore, di Daniel Roher, a cura di Gabriele Barrera.

Mi bemolle. Do e fa diesis. Triade di do diesis minore. Se Niki White (Leo Woodall, visto da poco in Norimberga e The White Lotus), geniale accordatore con l’orecchio assoluto ed ex enfant prodige del pianoforte, ascolta anche solo di sfuggita queste note puoi star certo che le azzecchi. Niki lavora per l’azienda di Harry Horowitz (Dustin Hoffman, in un piccolo ruolo squisito, poiché senza pretese attoriali, d’un 88enne che, come lui, è nato l’8 agosto del 1937), accordatore e all’occorrenza tuttofare nelle case dei ricchi («oltre al piano, il water perde, lo aggiustereste?» «500 dollari ed è fatta»). Niki è come fosse un figlio per Harry, che adora il suo orecchio e per converso è sordo come una campana, ma anche Niki a suo modo lo è. Soffre infatti di iperacusia, ossia d’una ridotta tolleranza ai rumori ambientali: deve tenere notte e dì cuffie in-ear che mitighino i suoni e gli consentano di vivere. Questa maledizione acustica, che è anche il suo più grande dono (sì, come per i supereroi), rende Niki adatto a fare strane cose: come ad esempio ad aprire le casseforti («sento il contatto fra disco, scanalature e leve dell’ingranaggio»), all’inizio un po’ per caso e poi per rubare come Robin Hood ai suoi ricchi clienti ciò che gli serve a curare il povero Harry, nel frattempo in fin di vita in ospedale. Ecco però che l’avere incontrato la pianista compositrice Ruthie (Havana Rose Liu, a Cannes 2026 con Her Private Hell di Refn), un’allieva del celebre musicista Marius Maissner (Jean Reno), sconvolgerà del tutto l’esistenza già non più armonica di Niki. E di chi è, in realtà, il Rolex con cinturino di perle (rubato) che Niki ha regalato a Ruthie?

Il regista Daniel Roher, già premio Oscar 2023 per il documentario Navalny e autore d’un altro doc, Blink, sulla perdita della vista per malattia genetica, passa ora a esplorare l’altro capo degli audiovisivi – ovvero, il sonoro – nel suo primo film di fiction, intitolato Tuner – L’accordatore, uscito in anteprima al 52º Telluride Film Festival e ora nelle sale. E lo fa con un occhio agli anni ’90 (si veda il rapporto paterno, o mentore-allievo, in stile Will Hunting – Genio ribelle) e con un altro occhio al cinema eclettico di Steven Soderbergh. È un medley musicale fra generi, per altro: la love story e l’heist movie, il thriller e il film (quasi) sperimentale, soprattutto nelle scene in cui il sound design di Maximilian Behrens (già autore dei paesaggi sonori sbalorditivi de La zona d’interesse, di Nope, di 28 anni dopo e di Bugonia) deflagra in tutte le sue frequenze, salendo dai sussurri alle grida. Un film affettuoso e con trascinanti colpi di scena (merito dello script dello stesso Roher e Robert Ramsey), certo non perfetto, ma per stavolta s’accorda bene così («il piano non è mai perfetto, gli accordatori non usano questa parola», dice Niki). Herbie Hancock è se stesso in un cameo.


di Gabriele Barrera
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