Memorabilia – Una storia di famiglia

La recensione di Memorabilia - Una storia di famiglia, di Giovanni Morassutti, a cura di Mariella Cruciani.

“Sono figlio del consumismo degli anni Ottanta, a diciotto anni sono andato a vivere a New York, lasciandomi alle spalle una famiglia dal passato glorioso ma che ho sempre pensato interessata solo al profitto. Mi sbagliavo…” Così Giovanni Morassutti, autore, narratore e regista di Memorabilia – Una storia di famiglia spiega l’origine del suo docufilm: l’idea di fondo è recuperare la memoria familiare attraverso la ricostruzione delle vicende della storica ditta di ferramenta e casalinghi Morassutti, attiva a Padova e in Italia fino agli anni Settanta.

L’intenzione dichiarata del regista è quella di ritrovare la figura paterna e colmare la crepa lasciata, nell’infanzia, dalla sua assenza ma, ben presto, il film si rivela molto di più: grazie ad un ricco materiale d’archivio, a registrazioni originali, a foto d’epoca e, soprattutto, grazie alle interviste agli ex-dipendenti/attori, Morassutti realizza un vero e proprio affresco della società italiana dagli anni del Boom fino agli inquietanti Settanta, quando la ditta di famiglia finisce nelle mani di faccendieri collegati a Michele Sindona.

Ciò che più sta a cuore all’autore è trovare un ponte tra sé ed i suoi parenti ed antenati: sarà il teatro a costituire il punto d’incontro. Dopo aver studiato recitazione a New York con John Strasberg ed essere stato influenzato da figure come Ellen Stewart, Morassutti scopre, indagando nella storia dell’azienda, l’esistenza di una compagnia teatrale stabile, nata per volere dei dipendenti e fortemente sostenuta dai titolari, suoi parenti.

I ricordi più belli degli ex-dipendenti/attori aiutano il regista a riconciliarsi con il proprio passato e con la tradizione imprenditoriale di famiglia: l’azienda non era solo profitto e interesse ma anche un esempio di capitalismo etico, come quello della Olivetti. Se il docu-film costituisce per Morassutti una sorta di psicoterapia, a noi spettatori fa, invece, rivivere un’epoca e i suoi valori.

Esplorando argomenti importanti come il forte senso di responsabilità e di collaborazione tra operai e imprenditori, esaltando il valore del lavoro e del teatro come elementi identitari, mostrando la fabbrica come un’isola felice, frutto di un capitalismo dal volto umano, Morassutti ci catapulta, con nostalgia, in un’epoca ormai lontana e ci fa riflettere su un presente in cui tutto ciò risulta tristemente, non solo impraticabile, ma impensabile.


di Mariella Cruciani
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