Los domingos
La recensione di Los domingos, di Alauda Ruiza de Azura, a cura di Francesco Cianciarelli.
Teen movie, dramma borghese e racconto di formazione: la regista Alauda Ruiza de Azura riesce ad armonizzare tutte queste componenti in Los Domingos, dando luogo ad un magnifico film capace di fare della delicatezza formale e dell’intensità delle interpretazioni attoriali i vettori del proprio linguaggio.
Ainara è una ragazza spagnola di diciassette anni che trascorre il suo tempo a scuola, in famiglia e con gli amici: la vediamo divertirsi con questi ultimi mentre balla o chiacchierando di notte con le amiche; ha inoltre una cotta per un suo compagno di classe con il quale vive le prime esperienze amorose. Nel frattempo, la protagonista sta cercando di capire cosa fare della sua vita e, a causa delle sue scelte, entra in conflitto con la sua famiglia. Si tratta degli ingredienti del più tipico dei teen movie, dal cui ambito tuttavia Los Domingos fuoriesce per un elemento della trama che sconvolge le consuetudini del genere: l’identità futura che Ainara ha scelto per sé stessa è la vita monacale. Questa decisione è inoltre la miccia che provoca la detonazione delle dinamiche familiari quiescenti, portando il film a toccare le corde del dramma borghese: la zia, progressista liberale e atea convinta, non accetta assolutamente le scelte della nipote e fa di tutto per contrastarla, mentre il padre è più preoccupato delle proprie finanze precarie che del destino di sua figlia.
Il senso di prigionia e di soffocamento provocato dalla famiglia viene sottolineato dalla scelta di riprendere i personaggi all’interno degli spazi liminari e angusti dell’appartamento in cui abitano, in particolare gli stretti corridoi ricchi di porte che si aprono sulle varie camere. Gli attori sono filmati all’interno di questi luoghi, come se fossero incastrati fra le mura degli androni, oppure vengono inquadrati di fronte alle porte delle camere, posizionando la macchina da presa fuori da queste ultime e riprendendo i personaggi incorniciati dagli stipiti degli ingressi. In questo modo la regista isola gli attori e li separa dal contesto, mostrandoli stretti in spazi esigui a significare l’isolamento psicologico ed esistenziale che stanno vivendo. Lo stesso effetto viene suggerito anche dalla scelta dei piani: Alauda Ruiza de Azura realizza spesso un montaggio che trascolora delicatamente da inquadrature ampie a primi piani che isolano il viso di Ainara, esprimendo così il suo alienarsi dal contesto circostante, sia familiare che relativo al gruppo degli amici. Di segno diametralmente opposto è invece la messa in scena degli ambiti religiosi: qui scompaiono la separazione dei personaggi fra loro e il loro inserimento in spazi angusti, sostituiti da riprese più ariose perché caratterizzate dalla scelta di campi medi e lunghi, che inoltre ci mostrano la protagonista intenta a socializzare serenamente con altre persone.
Alauda Ruiza de Azura firma con Los Domingos un racconto di formazione profondo e delicato, in grado di esprimere il difficile percorso di Ainara tramite una regia al contempo discreta ma efficace. Di grande importanza è anche il comparto attoriale, costituito da ottimi professionisti capaci di dare corpo e concretezza alle personalità complesse dei personaggi, oltre che in grado di vivificare una vicenda retta non tanto da azioni eclatanti quanto da significati affidati a silenzi e a non detti.
di Francesco Cianciarelli