Harry ti presento Sally

La recensione di Harry ti presento Sally, di Rob Reiner, a cura di Franesco Maggiore.

Undici anni nel racconto della nascita di un amore, non quello che viene relegato alla zona amicizia, ma viceversa, a quella che oltrepassa la soglia verso il sentimento più grande. Il cult intramontabile Harry ti presento Sally affronta (e ci racconta) in maniera unica e brillante le radici di questo pensiero.

La recente e tragica scomparsa del suo regista, Rob Reiner (fondatore anche della Castle Rock Entertainment), ha messo la lente d’ingrandimento in quella che è stata la sua variegata e attrattiva filmografia. Questa commedia, scritta da Nora Ephron, una maestra con la M maiuscola nel narrare il romanticismo, ha avuto il merito di lanciare le carriere di Billy Crystal e Meg Ryan.

Ma cosa ancora più importante è che Reiner era il suo cinema, ovvero un mosaico di empatia, umorismo nevrotico e una ricerca incessante della verità nei rapporti umani. Harry ti presento Sally è proprio il testamento metodologico di un regista che ha saputo elevare il genere alla dignità del dramma da camera. Nel film il tempo è inquadrato da ellissi temporali che coprono undici anni, e la dimostrazione più palese è che l’amore altro non è che tempismo evolutivo.

Infatti Reiner traduce visivamente la distanza tra i due protagonisti con una gestione magistrale dello spazio scenico temporale nei tre incontri principali. Che sono rispettivamente il viaggio in auto, l’aeroporto e la libreria, intersecati come rette parallele destinate a non incontrarsi mai. Le inquadrature, quando appaiono da ampie e distaccate, si riducono man mano che l’amicizia si trasforma in una necessità simbiotica.

Quella sobrietà formale che ammicca a Woody Allen, diventa per Reiner calore e ottimismo, mentre la fotografia di Barry Sonnenfeld, crea un’ atmosfera protettiva con le tonalità calde, i marroni autunnali di Central Park e l’illuminazione soffusa degli interni. Billy Crystal, sotto la sua guida, abbandona la maschera del comico puro per vestire i panni di un uomo vulnerabile e ossessionato dalla mortalità ( tema caro al regista che ora appare come un amaro presagio).

Invece, Meg Ryan non costruisce una Sally bidimensionale, ma una donna complessa, testarda e ferocemente indipendente. Anche se da lì a poco avrebbe guadagnato il titolo di “fidanzatina d’America” in diverse altre commedie. Ma Harry ti presento Sally è rimasto alla storia per la divertentissima scena da antologia del finto orgasmo simulato dalla donna  in una tavola calda, davanti a un esterrefatto Harry e gli altri clienti perplessi. E se la regia in questo frangente appare complice, non di meno lo fa con gli intermezzi in cui coppie anziane raccontano la propria storia d’amore fissando l’obiettivo della camera. Questo serve ad elevare la storia dal particolare all’universale, proprio come un tentativo di catalogare la felicità possibile.

Ciò si è tradotto nella capacità camaleontica (e non comune) di Rob Reiner di saltare tra i generi: il thriller psicologico (Misery), il legal drama (Codice d’onore), il fantasy (La storia fantastica). Ma è in Harry ti presento Sally che troviamo il suo cuore pulsante.

La sua morte ci priva di un narratore che non aveva paura di essere sentimentale senza mai scadere nel patetico, come la narrazione de Il Presidente – una storia d’amore. Reiner ascoltava i suoi personaggi, ascoltava il ritmo del loro dolore e della loro gioia. In un’epoca di cinema frenetico e spesso senz’anima, la sua cinepresa cercava sempre il volto umano, il dettaglio del labbro che trema, la battuta che nasconde un “ti amo”.

Oggi il peso dell’assenza di Reiner si fa insopportabile, e la corsa di Harry attraverso le strade di New York  con il suo monologo sussurrato, è il suo lascito. Probabilmente il suo pensiero nel cinema era quello di far iniziare il resto della nostra vita con un po’ più di consapevolezza e molto più amore. Ed Harry ti presento Sally altro non è che una mappa perfetta per orientarci nel labirinto del cuore umano. Se l’addio, o meglio congedo da noi spettatori,  inconsciamente Rob ce l’avesse voluto dare, sarebbe stato con questa frase del film: Sono venuto stasera perché quando ti accorgi che vuoi passare il resto della vita con qualcuno, vuoi che il resto della vita inizi il più presto possibile.


di Francesco Maggiore
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