Sentimental Value

La recensione di Sentimental Value, di Joachim Trier, designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI.

Sentimental Value, di Joachim Trier, distribuito da Lucky Red e Teodora Film e in uscita nelle sale italiane il 22 gennaio 2026, è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI con la seguente motivazione:

Due necessità primarie a confronto –  quella di seguire il proprio percorso artistico e quella di rimanere accanto ai propri figli – confluiscono in un dramma famigliare delicato e struggente. Stellan Skarsgård giganteggia nei panni del regista di successo che ha smarrito la via, e Renate Reinsve in quella della sua primogenita, attrice di razza che rifiuta di interpretare se stessa nell’amarcord paterno. Una parabola sulla possibilità di perdono e redenzione, mai sentimentale, a dispetto del titolo, sempre vibrante di intensa emozione.

La recensione
di Christian D’Avanzo

Sentimental Value è il nuovo film di Joachim Trier, regista norvegese sempre più in rampa di lancio. Infatti, il suo ultimo lavoro ha ottenuto ben nove candidature agli Oscar, tra cui Miglior Film Internazionale, Miglior Regista, Miglior Sceneggiatura e Miglior Film, con l’intero cast nominato nelle categorie attoriali. Presentato in anteprima al Festival di Cannes 78, il film è stato accolto con grande entusiasmo dalla critica e ha ricevuto il Grand Prix Speciale della Giuria. Il successo sta proseguendo anche nella stagione dei premi, poiché Sentimental Value ha dominato agli European Film Awards e ha ottenuto otto nomination ai Golden Globe, dove Stellan Skarsgård ha vinto come Miglior Attore Non Protagonista. Oltre a Skarsgård, nel cast figurano Renate Reinsve, che torna a lavorare con Trier dopo La persona peggiore del mondo (2021), Inga Ibsdotter Lilleaas ed Elle Fanning, i quali tutti e quattro insieme sono stati candidati all’Oscar proprio per le interpretazioni in Sentimental Value.

Distribuito nei cinema in Italia da Teodora Film e Lucky Red a partire da giovedì 22 gennaio 2026, la storia in Sentimental Value segue le sorelle Nora (Renate Reinsve), attrice teatrale affermata, e Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas), alle prese con il lutto per la morte della madre e con il ritorno del padre Gustav (Stellan Skarsgård), regista un tempo celebre rimasto però assente dalla vita delle figlie. Deciso a rilanciare la propria carriera, Gustav propone a Nora il ruolo principale del suo nuovo film, ma il rifiuto della figlia lo spinge ad affidarlo a una star hollywoodiana conosciuta durante un festival. Le riprese in Norvegia diventano così l’occasione per un confronto emotivo incredibilmente teso e complesso, che potrebbe però rendere possibile un riavvicinamento familiare.

Sentimental Value è uno di quei film che sembrano muoversi nella semplicità, salvo rivelarsi, in realtà, profondamente stratificati, densi di tensioni sotterranee e di connotazioni psicologico-drammatiche che emergono con discrezione, senza mai forzare la mano. Ogni inquadratura contiene un mondo emotivo autonomo, sostenuto anche da una raffinata ricerca cromatica che include il rosso — dalle tende del teatro agli indumenti, passando per il vaso desiderato da Nora —, colore che sembra alludere a una rabbia passionale e a un rancore trattenuto, costantemente mascherato dai personaggi e destinato a implodere solo in rari, misurati momenti. Ci sono poi la malinconia del blu, generato anche dalla fotografia, l’illusione di una possibile purezza suggerita dal bianco della casa e degli interni in generale, mentre il nero, associato alla morte e al lutto che apre il film, ritorna negli stacchi di montaggio come una presenza ineludibile. Joachim Trier costruisce così un cinema dell’allusione e della sottrazione, in cui il dolore non viene mai esibito ma sedimentato, lasciando che lo spettatore lo percepisca più che osservarlo.

È proprio in questo lavoro sugli strati che il film dialoga apertamente con Ingmar Bergman, soprattutto nel modo in cui riflette sul rapporto tra vita, arte e messa in scena, tra cinema e teatro come luoghi di espiazione — talvolta persino sadica — dei traumi individuali. Non a caso, Sentimental Value è un continuo enactment: la costruzione di un set, di una finzione cinematografica, ma anche la riattualizzazione psichica di memorie traumatiche e schemi relazionali irrisolti legati a una genealogia familiare segnata dall’assenza in varie forme, dal suicidio al lutto, passando per la fuga di un padre fino alla depressione. Il silenzio che circonda la morte della madre di Gustav, la crepa mostrata prima della comparsa del titolo del film e la casa come testimone muto diventano segni carichi di senso, capaci di mettere in comunicazione la sofferenza del padre con quella della figlia Nora. Trier rielabora dunque Bergman nella densità simbolica delle immagini (Persona in particolare) ma innesta anche una sottile autoironia di matrice alleniana, che impedisce al film di irrigidirsi nella gravità. Il risultato è un’opera sorprendentemente originale nella sua sensibilità postmoderna, un film delicato, mai sopra le righe, che sfiora lo spettatore senza invaderlo, come una carezza improvvisa e necessaria, ricordando a tutti che solo il cinema può rendere visibile ciò che nella vita resta invisibile e incomunicabile.


di Christian D'Avanzo
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