Buen camino
La recensione di Buen camino, di Gennaro Nunziante, a cura di Roberto Baldassarre.
L’attesa per Buen camino (2025), a distanza di ben cinque anni da Tolo tolo (2020), scaturisce non da cosa è il film in sé, quanto dalla reunion artistica tra il regista Gennaro Nunziante e il comico Checco Zalone e se questa nuova commedia riuscirà ad agguantare gli stessi stratosferici incassi dei tre precedenti film, che hanno reso l’attore barese il più fruttuoso artista cinematografico italiano. Ma soprattutto, se questo Buen camino, a fronte di un altissimo budget, superi il precedente incasso di Tolo Tolo, che sebbene avesse avuto soltanto una leggere flessione rispetto a Quo vado? (2016), era stato percepito da Zalone – e dai produttori, distributori e critici – come indizio di una probabile fine del suo fortunato astro.
Questo sospettato “flop”, pertanto, si ricollega anche al ritrovato rapporto collaborativo tra Nunziante e Zalone (quattro film assieme più quest’ultimo) per rilanciare il “brand”. Nunziante, che in quest’ultimo decennio ha diretto ben quattro film tra cui quello dell’esordio di Angelo Duro, sebbene non abbia ottenuto i medesimi introiti ottenuti con il suo usuale consocio barese, ha però dimostrato che anche con gli altri comici ha saputo dare un ritmo e un costrutto cinematografico a personaggi di diretta estrazione televisiva o cabarettistica.
Buen camino inizia da questo “pesante” background, quindi l’obiettivo è di riproporre tutto l’armamentario comico (battute, espressioni e vestiario cafone) che ha reso gloria al personaggio Zalone. Lo comprova il videoclip posto al termine del film. Un extra, avulso dalla storia appena terminata, se non per il tema della prostata, in cui il comico barese esegue una canzone spagnoleggiante fitta di doppi sensi. Stessi calembour sgrammaticati che si sommano alle battute irriverenti (o politicamente scorrette, tipo quella su Gaza o sul film Schindler list) e personaggi di contorno strambi, per riempire adeguatamente tutto l’itinerario narrativo del film. Sceneggiato da Nunziante e Luca Medici (l’uso del vero nome è per rimarcare l’autorialità dell’opera) Buen camino presenta soltanto piccole variazioni rispetto alle precedenti opere: il protagonista è un mega milionario, crasi tra Berlusconi e Gianluca Vacchi, e quella di essere padre di una teenager.
Sotto questa patina d’inedito, che vorrebbe essere nuovamente tagliente satira di costume come facevano ad esempio Dino Risi, Mario Monicelli o Ettore Scola, permane il funzionale buzzurro provinciale incarnato da Zalone. Il camino di Santiago, pertanto, diviene un tentativo di percorso di maturazione di questo eterno adolescente egocentrico semi-analfabeta, che fino all’ultimo ostenta la solita battuta canzonatoria. Il film conferma che questo personaggio comico è ormai esaurito. Si possono cambiare le ambientazioni geografiche o la classe sociale, però Luca Medici, nelle vesti di Zalone, deve adempiere sempre all’usuale comicità. Come Franchi e Ingrassia. Però ciò non toglie che il film centra l’obiettivo che si era prefissato, come accadeva con i vituperati Cine-panettoni. Nel film la comicità grezza c’è, la professionalità del duo regista-attore anche, idem la riflessione seriosa, benché sia soltanto una pecetta.
di Roberto Baldassarre