Attitudini: nessuna

La recensione di Attitudini: nessuna, di Sophie Chiarello, a cura di Gianlorenzo Franzì.

Potrà suonare strano a chi li ha amati e seguiti negli ultimi film al cinema, o per chi ancora ricorda i loro caratteri e personaggi creati per la Gialappa’s; eppure Aldo, Giovanni e Giacomo nascono a teatro nei primi anni Novanta, con spettacoli come Lampi d’Estate, Ritorno al Gerundio, o Aria di Tempesta. Messe in scena che affinano la loro alchimia e mettono insieme umori e suggestioni di tre grandi autori/attori.

Certo, il successo arriva con la tv: non tanto nel 1992, quando fanno capolino nel TG Delle Vacanze o in Su La Testa, ma appunto con la collaborazione con la Gialappa’s Band per Mai Dire Gol, dove in un biennio entrano in tutte le case e destrutturano la comicità in tv.

Perché il clamore che si leva intorno a loro (e Tafazzi, i Bulgari, Johnny Glamour, Nico, Vomitino e tutti gli altri) non nasce da risate strappate con improvvisazioni o battute estemporanee: Aldo Baglio (palermitano del 1958), Giovanni Storti (classe 1957, Milano) e Giacomo Poretti (1956, anche lui milanese doc) con la sua moglie dell’epoca Marina Massironi, prendono l’uomo qualunque e ne accentuano i vizi dimenticando ogni pregio.

Sophie Chiarello racconta tutto questo in un documentario gentile, che non si insinua nelle pieghe del non detto, ma si posa leggero sulle parole dei protagonisti restituendo la loro anima più genuina e semplice, quella gentile appunto di tre attori che sono scivolati lentamente dentro il successo. Attitudini: nessuna va indietro nel tempo con la malinconia dolce di una festività passata in famiglia: ma sono le testimonianze dei tre attori a restare impresse, la loro temperatura emotiva, quegli occhi che si inumidiscono di verità, quei racconti che senza che lo spettatore se ne accorga compongono un mosaico dove ogni tessera/persona/personaggio si affianca e si incastra perfettamente con gli altri. La Chiarello, da parte sua, ci mette empatia e la precisa volontà di non scadere mai nel cerimoniale o nell’agiografia: il resto, arte e vita, lo mettono loro tre.


di Gianlorenzo Franzì
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