La bolla delle acque matte
La recensione di La bolla delle acque matte, di Anna Di Francisca, a cura di Mariangela Di Natale.
Presentata in anteprima assoluta Fuori Concorso alla 44esima edizione del Bellaria Film Festival, (6-10 maggio) l’opera di raro coraggio, scava nel profondo per raccontare la resilienza di un piccolo borgo dell’Umbria devastato dal terremoto nel 2026.
Una narrazione leggera e surreale, dal tono poetico e dilatato «quasi ipnotico» che tenta di fondere il magico con la dura realtà della catastrofe, in un’atmosfera sospesa tra realismo e favola. Ambientato a Castelluccio di Norcia (Umbria), il film
racconta la storia di un sindaco Lorenzo (Fausto Russo Alesi, Premio Zefiro come Miglior Attore al 44º Bellaria Film Festival) che per ripopolare il borgo tenta di aprire, tra burocrazia e sfide sociali, un ristorante multietnico(una cucina fusion
umbro-senegalese-pakistana) che diventa il simbolo della speranza e dell’inclusione.
Attorno a lui si incrociano le vite di Elsa (Lucia Vasini) cuoca disillusa che ritrova speranza grazie all’amicizia con Talal (Kelum Giordano), di Ibri (Sidy Diop) pompiere senegalese che propone nuove ricette e nutre grandi prospettive, e infine
Silvia (Jaele Fo) una psicologa dai tratti ambigui e ingannevoli, con cui il sindaco sfiora una complessa relazione sentimentale. Il racconto, che affronta tematiche come la ricostruzione post-sisma, l’immigrazione e l’integrazione, si muove tra suggestioni
psicologiche e riflessioni sociali, solidarietà, legami di amicizia, di sofferenza e di speranza, e ci ricorda quanto è importante “fare comunità”.
Il titolo La bolla delle acque matte prende spunto dalle acque dei torrenti carsici della zona umbra, metafora perfetta per la mescolanza di persone provenienti da culture e paesi diversi, che uniscono le loro culture e le loro ricette superando ogni forma di pregiudizio. Ancora una volta, Di Francisca torna a esplorare le dinamiche di piccoli centri abitati, «dalla solitudine a una possibile rinascita» costruendo un piccolo viaggio dai tratti onirici, dai colori persuasivi di una terra fertile e gentile all’intreccio di tradizioni locali e multietniche dei protagonisti, tentando di rianimare non solo la loro terra, ma anche il proprio animo.
La pellicola (Distribuita da Incipit Film) dal linguaggio evocativo alla tensione emotiva, tenta di tracciare un’analogia con chi ha
perso tutto con il disastro sismico e anche come migrante. Il cast, composto da Fausto Russo Alesi, Jaele Fo, Lucia Vasini, Sidy Diop, Ida Sansone, Igor Štamulak, Kel Giordano, Elvira Cuflic Basso, Jacob Olesen e Suleman Ahmed, riesce a incarnare
visibilmente il trauma e la fragilità collettiva, (attraverso silenzi, sguardi e piccoli gesti) muovendosi con intensità in un campo emotivo delicato, tra smarrimento, instabilità e introspezione psicologica.
di Mariangela Di Natale