M3GAN 2.0

La recensione di M3GAN 2.0, di Gerard Johnstone, a cura di Andrea Caramanna.

Se con il primo capitolo, uscito nel gennaio 2023 in Italia, le argomentazioni erano perfettamente aderenti ad un immaginario controverso, a tratti anche cupo, laddove la riflessione si spingeva seriamente agli effetti dell’intimità tra le tecnologie di intelligenza artificiali e le nuove generazioni, con M3GAN 2.0 abbiamo la sensazione che l’obiettivo di Gerard Johnstone sia quello di saper sorridere anche di fronte agli scenari più distopici eliminando completamente ogni percorso drammaturgico (l’horror ormai si è perso). Vedi per esempio la scena in cui basta un semplice clic per controllare l’illuminazione di intere città. E una volta che tutte le macchine sono collegate in rete, una intelligenza artificiale può facilmente introdursi anche nel tostapane di casa…

Non è un’osservazione peregrina: guardate come è strutturata un’altra scena fondamentale del film, quella in cui l’FBI penetra in casa della protagonista Gemma (Allison Williams). A sventare il blitz sono gli elettrodomestici casalinghi che riescono con una serie di mosse sorprendenti a far fuori uno per uno i vari agenti. Ma l’umore della scena è lieve, il sorriso dietro l’angolo, lo slapstick di vecchia data per costruire una sequenza piena di eccitazione.

In effetti, il film va avanti proprio con questi toni, aggiungendo i combattimenti in stile cappa e spada mutuati dalle discipline orientali a vostra scelta. E il transumanesimo? Beh, è sotto gli occhi di tutti, gli effetti colpiscono duramente lo spettatore con la seduzione. Potenziamento illimitato delle facoltà umane e superamento di ogni handicap e deficit fisico psichico… Vi sembra poco?

Gerard Johnstone vorrebbe anche argomentare un presunto movimento che vuole assolutamente confinare l’intelligenza artificiale perché troppo pericolosa. Per questo l’FBI viene presa in giro, perché insegue la nuova bambola Amelia, considerata soltanto la nuova arma militare con intelligenza artificiale.

Come dire, che passando per i vari Terminator, qui richiamati come nel precedente capitolo, c’è una vena gustosamente action tra Robocop e qualsiasi chase movie contemporaneo.

Piacerà o meno poco importa, di sicuro continuerà a distrarre letteralmente lo spettatore: della serie, noi continuiamo a metterci la pillolina intelligente nel film, ma di fatto l’immaginario del transumanesimo è passato oltre, è dato per scontato, l’argomento non suscita alcuna paura., solo divertimento, che vuol dire ancora girare la testa da un’altra parte.

Eppure tutti gli articoli che hanno accompagnato il film puntano sull’importanza del tema “affrontato” dal film.. Forse abbiamo visto un altro film, perché la “riflessioncina” finale sul problema a fronte dello splendore esposto della tecnologia di intelligenza artificiale può convincere solo qualche ingenuo.


di Andrea Caramanna
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