La vita da grandi
La recensione di La vita da grandi, di Greta Scarano, a cura di Michela Manente.
Per capire un po’ meglio il mondo delle persone con disturbo dello spettro autistico, l’opera prima di Greta Scarano è un affondo notevole, un mix di grazia e drammatica ironia. Prodotto da RAI Cinema, Groenlandia e Halong, in collaborazione con Netflix, La vita da grandi trova forza nell’intesa sul set da “siblings” tra Yuri Tuci e Matilda De Angelis, i due fratelli Omar e Irene che imparano a conoscersi aiutandosi reciprocamente a superare i reciproci limiti, a dispetto di una società – che poi siamo noi – che considera la disabilità un limite nel raggiungimento della felicità e per realizzare i propri sogni, qualunque essi siano, anche fare il “gangster rapper autistico”.
Ambientato tra Roma e Rimini, e nel mondo dei talenti show, il film è un delicato affresco sulle dinamiche familiari in una famiglia co-abitata da anziane nonne e zie, genitori che pensano al dopo di loro e figli, in cui le “dis-abilità” di ognuno cerca di trovare un equilibrio. Cosa serve per diventare adulto? Spaventata dall’idea che sarà lei, nel futuro prossimo, che dovrà occuparsi del fratello maggiore, Irene inizia a fargli un corso per la “adultità” e verso l’autonomia, che comprende lavarsi, andare a lavorare, mantenersi e avere relazioni sociali adeguate. Il film si ispira al libro di Damiano e Margherita Tercon (i Terconauti) Mia sorella mi rompe le balle. Una storia di autismo normale, che ne detta la linea inclusiva all’interno della storia di formazione emotiva, comparendo in modo esplicito in coda al film con un cameo (e consulenti per la sceneggiatura scritta dalla stessa Scarano con Sofia Assirelli e Tieta Madia).
Non solo per il realismo nel presentare la diversità si distingue questa opera prima ma anche per le interpretazioni dei personaggi satellitari da Maria Amelia Monti, Paolo Hendel, Adriano Pantaleo e Christian Ginepro. Dopo aver firmato nel 2022 il corto Feliz Navidad, Greta Scarano realizza il sogno nel cassetto di realizzare il primo lungometraggio su una storia vera e lo fa puntando sul Yuri Nuti, per la prima volta sullo schermo, e Matilda De Angelis, lanciata da Matteo Rovere e vincitrice del Premio Bifest San Marzano 2025 – premio dell’attrice dell’anno.

di Michela Manente