Manas
La recensione di Manas, di Marianna Brennand Fortes, a cura di Anna Di Martino.
“Mana” significa “sorella”, ma il termine va oltre il semplice legame di parentela. In Brasile, come ha sottolineato la regista Marianna Brennand, la parola esprime un senso più ampio di “sorellanza”: un legame profondo tra donne che condividono esperienze, emozioni e difficoltà, sostenendosi a vicenda.
Il film racconta in modo toccante la vita di una famiglia segnata da abusi, spesso consumati tra le mura domestiche. Al centro della storia c’è Marcielli, una ragazza di 13 anni che percepisce come lo sguardo del padre nei suoi confronti stia cambiando. L’uomo, infatti, vorrebbe che lei dormisse con lui, e Marcielli comprende che quell’affetto ha oltrepassato i confini di un normale rapporto paterno.
Per sottrarsi a questa situazione, la ragazza cerca di allontanarsi non solo dal padre, ma anche dalla casa e dai fratelli e sorelle. Preferisce incontrare gli uomini che passano saltuariamente su una chiatta davanti alla sua abitazione, aggrappandosi alla speranza di poter fuggire con loro, piuttosto che restare in quell’ambiente oppressivo.
La storia è ambientata sull’isola di Isola di Marajó, alle foci del Rio delle Amazzoni. Qui Tielle – così viene chiamata Marcielli – rappresenta un’eccezione: una ragazza che si ribella a una consuetudine radicata, quella di tollerare gli abusi familiari come se fossero inevitabili.
La sua vicenda non è un caso isolato, ma riflette la realtà di molte giovani donne che vivono in condizioni di povertà e sopraffazione. La regista, dopo anni di ricerca sul campo e numerose testimonianze raccolte tra le donne del luogo, ha scelto di realizzare un film di finzione anziché un documentario, per poter raccontare questa storia con maggiore libertà espressiva.
Come ha dichiarato Marianna Brennand: “Ho realizzato questo film perché volevo dare voce alle donne e alle ragazze che altrimenti non sarebbero ascoltate. Durante le mie ricerche nei villaggi remoti della foresta amazzonica, ho incontrato donne segnate da traumi profondissimi fin dall’infanzia. Erano state abusate proprio da chi avrebbe dovuto proteggerle. Spero che questo film possa far sentire chi lo guarda visto, ascoltato e incoraggiato a rompere il silenzio.”
Manas, opera coraggiosa e profondamente umana, che invita a guardare senza filtri una realtà scomoda, e capace di coinvolgere profondamente lo spettatore, ha ottenuto numerosi riconoscimenti nei festival internazionali. Ha inoltre ricevuto il sostegno di personalità come Sean Penn, i fratelli Dardenne e Julia Roberts, che ne hanno promosso la diffusione a livello globale.
di Anna Di Martino