L’esorcismo di Emma Schmidt
La recensione di L'esorcismo di Emma Schmidt, di David Midell, a cura di Roberto Baldassarre.
C’è già una congrua filmografia incentrata sull’esorcismo. Per non parlare di speciali televisivi dedicati a questo rituale tanto sconvolgente quanto generatore di perplessità. Una pratica religiosa millenaria, e secondo il Nuovo Testamento Gesù liberò alcune persone indemoniate. Culmine di questo sottogenere, facente parte dell’horror, è L’esorcista (The Exorcist, 1973) di William Friedkin e tratto dall’omonimo romanzo di William Peter Blatty. Vincitore di due Oscar, la specificità di questo horror, non esente da difetti, non sta soltanto nei mirabili effetti speciali (la camminata a ragno della posseduta Regan o ancor meglio l’indimenticabile sgorgo di vomito), ma nell’aver voluto inserire i dubbi razionali: l’esorcismo è l’extrema ratio, dopo svariati controlli medici e psicologici.
Un grande successo che generò due seguiti, uno pseudo seguito in versione demenziale, e svariate imitazioni di matrice italiana. In questi ultimi anni il tema dell’esorcismo è tornato ad alimentare la produzione cinematografica, tra cui L’esorcista del papa (The Pope’s Exorcist, 2023) di Julius Avery e tratto da due libri di memorie del vero esorcista Gabriele Amorth, e L’esorcismo – Ultimo atto (The Exorcism, 2024) di Joshua John Miller. Ambedue, oltre a puntare sull’aspetto effettistico del tema, condividono l’attore protagonista: Russell Crowe. Si aggiunge questo “revival” L’esorcismo di Emma Schmidt (The Ritual, 2025) di David Midell. Co-sceneggiato da Enrico Natale e Midell, la pellicola si basa sulla vera storia del rituale fatto a Emma Schmidt durante alcuni mesi del 1928. Una “liberazione dal demonio” riportata minuziosamente da Padre Joseph Steiger, che coadiuvò l’anziano ed esperto frate Theophilus Riesinger.
Come ben evidenzia il titolo originale, il film si concentra sul complesso e sfiancante rituale atto a far uscire il demonio da Emma Schmidt. Articolato 5 “capitoli” (le fasi del rituale) più una premessa e la spiegazione storica finale (durante l’inizio dei titoli di coda), L’esorcismo di Emma Schmidt non vuole puntare – tanto – sull’effetto orrorifico ma instillare il dubbio negli spettatori che questa pratica religiosa ha una sua base reale. Inizialmente Steiger (Dan Stevens) è scettico verso questo metodo “antiquata”, poiché ritiene che il malessere della giovane Emma (Abigail Cowen) sia più razionalmente una forte nevrosi. Infatti chiama un medico per avere una diagnosi e una cura. Come nel precedente The Killing of Kenneth Chamberlain (2019), David Midell pare voglia divenire uno storico che, attraverso il cinema, racconti piccoli fatti – non del tutto risolti – accaduti in America. Attraverso una messa in scena derivata dal documentario.
In L’esorcismo di Emma Schmidt tutto è mostrato come se fosse un “reportage” televisivo, con un forte (e sovente fastidioso) uso della macchina da presa a spalla. Però questo stile “originale”, questo attingere da un fatto reale (che rimane però non scientificamente verificabile, poiché accaduto dentro il complesso della chiesa e riportato da Padre Steiger, che prese parte attiva all’esorcismo) e soprattutto il giungere dopo una gran quantità di pellicole incentrate sull’esorcismo, non aggiunge nulla al tema e al (sotto)genere. Unico elemento di valore, è un invecchiato Al Pacino nel ruolo del frate, che offre un’interpretazione sottotono, credibile.

di Roberto Baldassarre