Elio
La recensione di Elio, di Domee Shi e Madeline Sharafian, a cura di Roberto Baldassarre.
Il ventinovesimo lungometraggio targato Pixar-Disney, realizzato in tandem dalle registe Domee Shi e Madeline Sharafian, conferma tanto le rinomate qualità della casa di produzione quanto alcuni suoi limiti, che si palesano sovente. Limitazioni di carattere narrativo, di ripetizione nelle tematiche e nella resa delle medesime.
Il cartoon Elio (2025) è un altro universo animato che va a espandere il già corposo catalogo della Pixar, inserendosi in quella sezione che ha come protagonisti figure umane. In questo caso un bambino rimasto orfano che cerca amicizie, in particolare al di fuori della terra. Come il nome che porta, che rimanda al gas nobile, è un bambino evanescente, leggiadro ed è soprattutto empatico (come dimostrano le scene con Glordon). Una figura d’infante che funge nuovamente come tentativo sociologico, attraverso il formato animazione/fiaba, per raccontare agli spettatori (pre-adolescenziali) come superare il lutto genitoriale, come non demordere nella vita e di non aver paura del diverso.
Questioni già trattate in precedenza, con risultati migliori per quanto concerne lo sviluppo e la profondità di resa, anche utilizzando l’antropomorfizzazione di animali, oggetti oppure esseri mostruosi. Il problema di Elio, dinamica e fluttuante commedia animata, è proprio quello di non riuscire ad aggiungere nulla di originale sulla scia tracciata, ad esempio, dai superbi Coco (2017) di Lee Unrich o Soul (2020) di Pete Docter; o finanche di Inside Out (2015), sempre diretto da Docter. Non a caso nel trio di sceneggiatori c’è Mike Jones, co-autore di Soul. La pecca è imputabile al voler realizzare un film d’animazione meno strutturalmente complesso, così che sia di facile intellegibilità per un pubblico prettamente di bambini. L’unico personaggio adulto, anche in questo caso poco originale nella fisionomia caratteriale, è la zia Olga, perché gli unici altri sono il balzano nerd informatico o i soldati cattivi. Quindi personaggi che sono soltanto dei ricalchi manieristici e/o parodici (nel secondo caso un lieve rimando a E.T. – L’extra-terrestre di Spielberg).
Mentre la trama di Elio verte ancora su un viaggio conoscitivo, di maturazione. Ma questa volta non in un fondo marino, nella preistoria o in un lugubre e burtoniano mondo dei morti, ma nello spazio profondo. Un lontano mondo, evocato dallo stesso piccolo protagonista come via di fuga-rinascita, in cui sono presenti le più disparate forme aliene. Bislacchi e colorati extraterrestri che confermano, invece, la vivacità visiva che ha sempre contraddistinto la Pixar. Non a caso le due registe, che non hanno messo mano allo script, precedentemente hanno prevalentemente operato nel comparto di animazione.
Tra le due, soltanto la Shi ha alle spalle un percorso “autoriale”, con il corto Bao (2018) e il lungo Red (Turning Red, 2022). Cartoons ambedue ben accolti, ma in quel caso la storia attingeva dalla cultura cinese della regista. Pertanto Elio, sebbene sia sempre un piacevole prodotto d’intrattenimento della Pixar, si rivela come un passo indietro a livello contenutistico, mentre è di nuovo un gustoso divertimento visivo per quanto concerne la creatività visionaria.

di Roberto Baldassarre