Bolero

La recensione di Bolero, di Anne Fontaine, a cura di Ignazio Senatore.

E’ la storia di un’ossessione quella che racconta Anne Fontaine in Bolero. Protagonista è Maurice Ravel (Raphael Personnaz), solitario e introverso compositore parigino. Bocciato per ben cinque volte al Gran Prix de Rome, ambito e prestigioso riconoscimento per i musicisti francesi, è platonicamente innamorato di Misa (Dora Tillier), una donna sposata, che, seduttivamente, non disdegna fargli gli occhi dolci. La famosa coreografa e ballerina russa Ida Rubinsetin (Jeanne Balibar) commissiona a Ravel la composizione della musica per un balletto. Ravel non ha muscoli, non sa dire di no, e si tormenta perché l’ispirazione non fa più capolino dalle sue parti. A sostenerlo l’inseparabile Misa e Marguerite Long (Emmanuelle Devos), l’amica pianista. Dopo mille notti insonni, Ravel realizza il Bolero, una composizione della durata di diciassette minuti nella quale il motivo portante è replicato incessantemente, fino al vorticoso e tamburellante finale. E’ per lui il trionfo e Ravel, con il passare degli anni, perso smalto e ispirazione, dopo aver composto altre opere, si ammala di una misteriosa malattia cerebrale, per la quale deve sottoporsi a un delicato un intervento chirurgico, prima della morte che lo coglierà anni dopo.

Rispetto alle pellicole precedenti, che hanno visto come protagoniste donne pulsanti, trasgressive e ricche di vitalità (Nathalie, Coco avant Chanel, Two Mothers, Gemma Bovary, Bianca come la neve…) descrive il melanconico Ravel come un musicista profondamente immerso nella musica. “La musica è nella mia testa. E’ lei a decidere”, dichiara nel corso del film. Solitario e riservato, frequenta delle prostitute di un bordello, con le quali non va mai a letto e si limita, feticisticamente, a chiedere che indossino dei guanti di raso. Il Bolero, che gli regala fama e notorietà, diventa per lui l’ennesima ossessione contro la quale fare i conti.

La regista lussemburghese mostra negli splendidi titoli di testa alcune delle infinite rivisitazioni della celebre composizione del musicista francese, cita Debussy, Stravinsky e lascia che la vicenda si sviluppi con alcuni salti temporali. Fontaine lascia molto spazio alle composizioni di Ravel e al famoso balletto che accompagna il Bolero, ma questa sua scelta penalizza la vicenda, fino a farle perdere spesso ritmo. Un robusto taglio in sede di montaggio avrebbe, poi, reso più vibrante una vicenda che, per scelta della stessa Fontaine, rispecchia più l’animo meditativo, sfuggente e melanconico dell’artista che il ritmo frenetico, crescente e martellante del Bolero. Le ambientazioni e i costumi sono pregevoli e Personnaz, simile anche fisicamente a Ravel, con il suo fare garbato e sospeso, appare convincente. Su tutti svetta Jeanne Balibar, perfetta nei panni della sofisticata ballerina.


di Ignazio Senatore
Condividi

di Ignazio Senatore
Condividi