UnArchive Found Footage Fest: un resoconto
A cura di Roberto Baldassarre.
È giunta a conclusione la quarta edizione dell’UnArchive Found Footage Fest (26-31 maggio 2026), festival organizzato dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico ETS (AAMOD) e diretto da Marco Bertozzi e Alina Marazzi. Anche quest’anno il punto focale è stato il materiale d’archivio e il riuso creativo del medesimo. Sono state proposte oltre 150 opere, tra corti e lunghi, provenienti da ogni parte del mondo e ripartite in sezioni: Concorso, Frontiere, Panorami italiani, Best of Fest, Urban Footage, Riusi Generativi ed Expanded. Come nelle edizioni precedenti, non ci sono state soltanto le proiezioni, ma anche masterclass, tavole rotonde e le performance Live.
Uno degli obiettivi del festival è di crescere e offrire sempre maggiori spunti culturali e di dialogo, tanto che quest’anno ha debuttato l’Unarchive Forum – The Image Reuse Ecosystem, un nuovo tassello dedicato all’intera filiera del riuso d’archivio. Svoltosi all’Orto Botanico, ha visto partecipare professionisti degli archivi, responsabili delle cineteche, autori, produttori, ricercatori, distributori e professionisti provenienti da diversi Paesi del mondo. Appuntamento che si è svolto in tre giornate, tra incontri, tavole rotonde, studi e sessioni di pitching.
D’interesse anche l’affettuoso e doveroso omaggio a Giuseppe Bertolucci (1947-2012), uno dei principali autori italiani ad aver usato sapientemente e coscienziosamente il materiale d’archivio. Identificativo il titolo apposto al portrait, Oggetti smarriti: in cerca di Giuseppe Bertolucci.
Per quanto concerne le giurie di questa quarta edizione, quella internazionale era composta da Adele Tulli, Pietro Marcello e Guillaume Lafleur, quella degli studenti è stata coordinata da Antonietta De Lillo, mentre la giuria della sezione Riuso di classe era invece composta da Maria Iovine, Davide Minotti e Gaia Siria Meloni.
I premi
L’UnArchive Award 2026 è stato assegnato a Do You Love Me di Lana Daher, con la seguente motivazione: «Per un film che riesce nell’impresa di farci sentire e capire la complessa e tragica vicenda storica e sociale vissuta da una città e un paese per più decenni, usando archivi di natura molto diversi, e la promessa di film a venire».
Il premio per il miglior lungometraggio è andato invece a The Big Chief di Tomasz Wolski. La motivazione «È un film dove si evince una grande capacità narrativa ed una regia che non ha modelli, ma metodo, con un montaggio stilisticamente eccellente e con un uso degli archivi – rari – che non lasciano dubbi. The Big Chief rappresenta il giusto equilibrio nell’uso degli archivi attraverso una narrazione precisa e calzante».
Ex aequo per il miglior cortometraggio, vinto da Daria’s Night Flowers di Maryam Tafakory e da Sawyer Avenue, Sunday Afternoon di Bill Morrison. La motivazione del doppio premio: «Daria’s Night Flowers scava nell’archivio del cinema iraniano post-rivoluzione per sovvertirne le narrazioni dominanti e far emergere voci e desideri delle donne sistematicamente negate dal regime. Sawyer Avenue, Sunday Afternoon utilizza riprese di bodycam e smartphone per denunciare la violenza brutale degli agenti anti-immigrazione nell’America di Trump. Attraverso il montaggio e la risignificazione degli archivi, entrambi i lavori compiono un gesto di resistenza cinematografica verso due epicentri dei conflitti globali odierni, sottraendo gli archivi al potere che li ha prodotti e restituendoceli come strumenti di memoria, denuncia e lotta».
Inoltre, menzione speciale a Mailin di María Silvia Esteve. La motivazione della giuria «Per la determinazione con cui il film rompe il silenzio contro i sistemi che garantiscono impunità alla violenza, e per la capacità di raccontare con profonda empatia il lungo cammino verso la verità e la riparazione».
La giuria degli studenti ha assegnato il premio al miglior cortometraggio a Sawyer Avenue, Sunday Afternoon di Bill Morrison mentre il premio per il miglior lungometraggio è andato a Do You Love Me della regista libanese Lana Daher. L’UnArchive Student Award è stato attribuito a Mailin di María Silvia Esteve.
Un ex aequo anche per il premio Riuso di Classe 2026, andato a I Sonnambuli di Yana Fedotova e a La stanza delle necessità di Ilaria Giaccio. Le motivazioni della giuria: «In un presente che non può rifiutare di confrontarsi con la storia dietro di noi, ci piace guardare a quel cinema che scava nelle domande più scomode. Un cinema che è capace di individuare le urgenze e interrogarsi sul futuro attraverso strumenti che non temono la contaminazione. Tuttavia i film che restano non nascono sempre da necessità evidenti, ma riescono comunque a esplorarle attraverso una pratica empirica che è cura e memoria. Una memoria che da personale diventa collettiva. Per questa dualità propria del cinema d’archivio la giuria conferisce il premio Riuso di Classe in ex aequo ai film I sonnambuli di Yana Fedotova e La stanza delle necessità di Ilaria Giaccio».
di Roberto Baldassarre