La salita
La recensione di La salita, di Massimiliano Gallo, a cura di Gianlorenzo Franzì.
Quando si è autori e quando semplici registi? Probabilmente, a voler semplificare, un regista realizza tecnicamente e artisticamente un film, un autore ha una visione stilistica e tematica distintiva e coerente.
In quest’ottica, basta l’esordio con La salita per mostrare che Massimiliano Gallo è un autore: la storia vera delle detenute che nel 1983 vengono trasferite momentaneamente in un carcere di Nisida insieme a dei ragazzi, trovandosi a creare una commedia teatrale insieme ad Edoardo De Filippo, dimostra non tanto sicurezza nei movimenti, quanto uno sguardo preciso, una dimensione esistenziale personale, che si risolvono in un film autentico.
Il teatro è sempre andato a braccetto, nel cinema con la realtà carceraria: e se gli esempi recenti più luminosi sono Grazie, ragazzi di Riccardo Milani e Cesare non deve morire dei fratelli Taviani, La salita di Gallo non è assolutamente da meno, né sul piano emotivo né su quello della struttura cinematografica: perché il film sa raccontare con disarmante semplicità il potere salvifico dell’arte che diventa l’unica chiave per aprire realmente le celle. il talento di Gallo sa mettere insieme tutto, e senza difficoltà assembra volti noti e giovani esordienti, dirigendo un cast eccellente da tutti i punti di vista -da Roberta Caronia ad Aldo Francesco Ossu, da Antonio Milo a Shalana Santana, fino a Gianfelice Imparato. Il regista con intelligenza si mette da parte (ritagliandosi solo un piccolo ruolo), ma la sua mano felice, la delicatezza nel descrivere i caratteri, la timidezza delle emozioni, sono tutte caratteristiche del Gallo interprete che si riversano nel tono di una storia che interpreta la rievocazione come speranza e la cultura non come accessorio ma come vero e proprio strumento di sopravvivenza.
Nelle sue mani, questa potentissima storia di vendetta e redenzione diventa prima di tutto un omaggio sentito e riuscito a Edoardo, autore fin troppo spesso dimenticato e invece di necessaria importanza; con una ricostruzione storica che funziona e una grande gestione degli spazi e dei tempi del cinema.
di Gianlorenzo Franzì