Il mio compleanno
La recensione di Il mio compleanno, di Christian Filippi, a cura di Marco Lombardi.
La sincerità è un parametro utilizzabile dalla critica? Certamente si: basta solo fare silenzio, per intercettarla e sentirla. Il mio compleanno, opera prima di Christian Filippi, sostenuta da Biennale College, è un film che trasuda sincerità: vuole raccontarci qualcosa di davvero urgente, cioè un’esperienza vissuta dal regista, come volontario, all’interno di una casa famiglia.
Riccardino, il protagonista del film, è infatti una summa dei tanti ragazzi conosciuti dal regista, tutti colpiti dal dolore di una famiglia mancata: Riccardino vorrebbe ricongiungersi alla madre, forse per essere lui a decidere di staccarsene, ma anche lei è rinchiusa in una struttura di sostegno per persone fragili. È per questo che – proprio a ridosso del 18mo compleanno giorno in cui avrebbe potuto lasciare quella casa famiglia – Riccardino scappa, fino a trovarla. La mamma non è cambiata, è emotivamente instabile e ruba sempre, ma Riccardino ha bisogno di ricongiungersi a lei, come se volesse rientrare nel suo ventre, per sapere di avere una mamma, e che quella è la sua mamma. La scena in cui i due, per strada, si rotolano a terra, con la mamma che invita il figlio a salvarsi da solo, è pura poesia.
Tutta questa sincera verità, certo, è rinforzata da qualche elemento linguistico: la colorazione blu di gran parte della pellicola rimarca un irrimediabile senso di tristezza; la presenza minimale della musica, spesso solo diegetica, serve a far suonare l’autenticità delle persone; Simona, l’educatrice di Riccardino, è un alter ego della madre mancante, una persona vera che usa la ribellione del protagonista per trovare il coraggio di ribellarsi anche lei alle sue schiavitù; infine, la potenza interpretativa di un non attore, Zackari Delmas nel ruolo di Riccardino, e di un’attrice, Silvia D’Amico nel ruolo della madre, formano insieme due organi dello stesso corpo.
Il mio compleanno è una pellicola ad alto tasso di coinvolgimento emotivo, ma se non vi avesse toccato nel profondo attendete a fine film lo sguardo in macchina di Riccardino, pieno di speranza: arriva dritto al cuore.
di Marco Lombardi