Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert

La recensione di Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert, di Yuen Woo-ping, a cura di Davide Magnisi.

Lo spettacolare Blades of the Guardians chiude trionfalmente, in un bagno di folla, la 28a edizione del Far East Film Festival

Arrivato in gran forma al suo trentesimo lungometraggio, l’ottantenne Yuen Woo-ping è stato premiato con il Gelso d’oro alla carriera alla 28a edizione del Far East Film Festival, dove ha presentato il suo ultimo lavoro, Blades of the Guardians, come film di chiusura.

Un’avventura cinematografica straordinaria, quella di Yuen Woo-ping. Educato alle arti marziali dal padre sin da bambino, ha cominciato a lavorare come stuntman, per poi passare alla regia con grandi successi come Il serpente all’ombra dell’aquila e Drunken Master, entrambi del 1978, con Jackie Chan, portando al successo sia l’attore sia tutto un filone che mescolava azione e umorismo in salsa kung fu. Specializzatosi in originalissime coreografie di combattimenti all’ultimo sangue, Yuen Woo-ping è diventato celebre per il pubblico internazionale dopo la chiamata hollywoodiana per la trilogia di Matrix (1999-2003, Lana e Lilly Wachowski) e il dittico Kill Bill (2003-2004, Quentin Tarantino), per non parlare di La tigre e il dragone (2000, Ang Lee) e The Grandmaster (2013, Wong Kar-wai).

Blades of the Guardians, tratto da una serie a fumetti cinese (Biao Ren), segue le peripezie di un cacciatore di taglie nel paesaggio desertico della Cina occidentale, durante la dinastia Sui e le sue turbolenze politiche. In realtà, la trama di giuramenti, tradimenti, faide mortali e tremende vendette personali tra clan, è solo un pretesto per mettere in scena un pittoresco far west in salsa orientale, di evidente derivazione spaghetti western.

In Blades of the Guardians si ammirano inseguimenti a cavallo spettacolari tra la polvere del deserto, combattimenti in acrobazia che sfidano la legge di gravità, come nella migliore tradizione Yuen Woo-ping, risse furibonde, sangue a fiumi e morti innumerevoli in campi visivi straordinari, con potenti effetti sonori in luoghi dai nomi immaginifici come il Guado delle Scaglie di Drago. Finale già pronto per il sequel, anche considerando il grande successo in patria.

Efficaci gli attori, tra lo scanzonato e il truce, a seconda del bisogno, tutti acrobaticamente strepitosi nelle arti marziali. Si distinguono, nei ruoli di protagonisti, Wu Jing, spadaccino implacabile, e la magnetica Chen Lijun, arciera e combattente tanto infallibile quanto sempre esteticamente perfetta.


di Davide Magnisi
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