La grazia

La recensione di La grazia, di Paolo Sorrentino, a cura di Mariangela Di Natale.

Paolo Sorrentino porta in concorso a Venezia (film d’apertura della 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica) un’opera da lui scritta e diretta, che unisce amore, tenerezza e dilemmi morali. Un ritratto immaginario di Mariano De Santis, Presidente della Repubblica (interpretato da Toni Servillo) giunto alla fine del suo mandato, stanco nel fisico e nell’anima dal peso del ruolo che ha  dovuto sostenere e, soprattutto, dalla perdita dell’amata moglie Aurora, e dei compiti gravosi che lo tormentano, tra cui due  richieste di grazia estremamente delicate. Un personaggio di pura finzione, serio e rigoroso, giurista e cattolico,  rimasto vedovo con due figli, Riccardo e Dorotea, quest’ultima giurista come lui (interpretata da Anna Ferzetti). Un uomo di diritto chiamato a imbattersi  tra dubbi, coscienza, potere e responsabilità.

Tanti i temi presenti cari al regista partenopeo, come la solitudine, la nostalgia, il tempo che passa e irreparabilità della memoria. La Grazia (da a gennaio a cinema) è un racconto politico e intimo, sospeso tra ironia e sofferenza, tra speranze e riflessioni, che riprende tematiche attuali e combattute  ai nostri giorni. Una commedia malinconica dai toni divertenti come le battute dell’estrosa amica critica d’arte Coco Valori (Milvia Marigliano), del sorprendente presidente che diventa fan del noto rapper italiano Guè, la presenza di un cane robot e di un Papa nero che gira in moto.  È un film d’amore declinato in tutte le sue forme, per la moglie  scomparsa, per i figli e le loro distanze generazionali e per il diritto che ha studiato per tutta la vita.

Mariano De Santis, dietro il suo aspetto rigido e decisionale tanto da essere definito “cemento armato“, è un uomo sensibile, fragile, pieno d’amore ma mosso dal dubbio che lo pone a porsi delle domande: concedere o meno la grazia a due persone che hanno commesso degli omicidi in circostanze diverse; firmare o no, in quanto uomo di fede, una legge sull’eutanasia. E la sofferenza che lo logora da anni, che lo porterà a compiere un atto di coraggio, un cambiamento graduale, passo dopo passo, per una persona della sua fermezza. Il risultato è il ritratto di un individuo coscienzioso che, di fronte alla scelta, non si tira indietro, perché  “l’etica è una cosa seria. Tiene in piedi il mondo” e “la grazia è la bellezza del dubbio“.  

È solo il grande senso di responsabilità che farà grande questo Presidente della Repubblica Italiana. Senza fare riferimento a un presidente in particolare, Paolo Sorrentino, inventa un personaggio che tuttavia rispecchia le caratteristiche dell’attuale presidente Mattarella, ma anche quelle di Napolitano, Ciampi e Scalfaro, come, l’onestà , l’autorevolezza, la saggezza e il grande senso di paternità.  Nel cast oltre ai protagonisti Toni Servillo e Anna Ferzetti, vediamo Orlando Cinque, Massimo Venturiello, Milvia Marigliano, Giuseppe Gaiani, Linda Messerklinger, Vasco Mirandola.


di Mariangela Di Natale
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