Despite the Scars

La recensione di Despite the Scars, di Felix Rier, a cura di Valeria Gennaro.

Con una protagonista che balla per “scappare dal suo corpo e dalla sua vita” quando le cicatrici fanno troppo male; Despite the Scars è stato presentato al Biografilm 2025. Il film documentario diretto da Felix Rier  ha portato sul grande schermo la storia vera della brillante  coreografa Thea Malfertheiner, che nel 2020 ha subito uno stupro di gruppo.

Thea sta costruendo la sua nuova vita, nonostante le cicatrici profonde fisiche (ad esempio le mestruazioni perdute per mesi) e le conseguenze  psicologiche durature come l’ansia costante. La presenza del suo compagno, la passione per il ballo e le sedute di psicoterapia svolgono un ruolo cruciale nel suo processo di guarigione. La protagonista sopporta terribili conseguenze, ma riscopre anche l’intimità con il compagno e resta incinta di Monan, mentre il suo corpo torna a funzionare normalmente.

Il regista segue con la camera a mano la quotidianità di Thea che rompe il silenzio, prendendo in prestito le parole proferite dalla donna mentre danza con le sue allieve: “qui non c’è giusto o sbagliato, scuoti questa sensazione”. Il percorso di guarigione viene raccontato attraverso un processo che procede step by step attraverso la vita quotidiana, i ricordi e le parole della stessa ballerina, che usa il linguaggio del corpo come mezzo espressivo. 

Despite the Scars ha iniziato il suo tour nelle sale cinematografiche italiane in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Il docufilm è un racconto di ricostruzione personale che mostra le fragilità di una giovane accettate non in segno di resa, ma come atto di coraggio. Una testimonianza necessaria (“non dobbiamo tacere su ciò che conta” ripete Thea), perché la risposta a un tale peso interiore non può essere un semplice zero. Felix Rier  filma  il dolore che non può definirci e lascia intenzionalmente la violenza fuori campo. Esclusa. 


di Valeria Gennaro
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