Cinque secondi

La recensione di Cinque secondi, di Paolo Virzì, a cura di Roberto Baldassarre.

Con Cinque secondi (2025) Paolo Virzì aggiunge un altro tassello alla sua già corposa galleria di personaggi tormentati. Un regista – e sceneggiatore – che sin dal primo film, La bella vita (1994) si è concentrato su figure umane fragili, dubbiose, meschine, grottesche oppure – a tratti – allegre, raccontandole principalmente attraverso la commedia o a volte con il dramma.

Dopo due film a struttura corale, il distopico Siccità (2022) e la commedia Un altro ferragosto (2024), con quest’ultima opera si focalizza su un solo personaggio, con un variegato “coro” di persone che lo circonda. Un dramma – interiore – quello di Adriano Sereni (Valerio Mastandrea) che defluisce nella commedia nei rapporti/scontri con il gruppetto di giovani, capitanati dalla battagliera, iconoclasta e solare Matilde (Galatéa Bellugi). Un itinerario di rinascita però casuale per il solitario protagonista, perché l’isolamento auto-impostosi per espiare la propria colpa (secondo le accuse rivoltegli dalla ex-movile) viene sconvolta da questi giovani che lo rianimano, riconducendolo all’importanza della vita. Gruppo che ugualmente ha riportato a germogliare, con caparbio idealismo, quel vigneto che era stato abbandonato. Scritto assieme a Francesco Bruni e Carlo Virzì, Cinque secondi, dopo un inizio che descrive il misterioso protagonista soltanto tramite “ieratiche” immagini silenti, atte a confermare la sua auto-distruzione, si concentra sui rapporti interpersonali che si sviluppano tra Adriano e i personaggi che riescono a relazionarsi con lui.

La solare ma grottesca Giuliana (Valeria Bruni Tedeschi) e la vitale Matilde. In questo secondo confronto, perennemente di scontro – generazionale e caratteriale – si ravvisa un rapporto come tra padre e figlia. Matilde, per età, è la figlia che non c’è più o probabilmente anche quella che idealmente avrebbe voluto Adriano. Con la gravidanza – genesi di un’altra vita – il protagonista ha modo di poter svolgere di nuovo il ruolo di padre, precluso sia dal lutto che dalla separazione con l’altro figlio Matteo. Mentre con Giuliana c’è una relazione fraterna oltre che lavorativa. Adriana cerca di essere un fratello maggiore per lei, consigliandola poiché Giuliana, vamp grottesca e svampita, è caratterialmente superficiale, probabilmente anche per una crisi di mezza età (il rapporto sessuale con un giovane del gruppo).

Sebbene gli ultimi film siano stati accolti tiepidamente, a Virzì va riconosciuta la bravura di narratore e direttore di attori. Cinque secondi, sebbene programmatico nel giungere nella necessaria catarsi, funziona per lo scopo che si prefigge, ovvero la descrizione di un dramma umano con relativa elaborazione del lutto. Quello che però si nota è uno squilibrio tra una prima parte e una seconda, molto calibrata la prima, come ben anticipa la (semi) panoramica a 360 gradi iniziale, più scontata la seconda, che versa più sulla commedia con i battibecchi tra i due protagonisti o su alcune frecciatine sui giovani “hippie” odierni. Certamente poteva essere evitata, o almeno trattata diversamente, la sequenza della festa per il vino, che ricorda lontanamente il party serale in villa di Io ballo da sola (1996) di Bernardo Bertolucci. Valeria Bruni Tedeschi, vogliosa matura, pare aver sostituito Stefania Sandrelli.


di Roberto Baldassarre
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