6:06
La recensione di 6:06, di Tekla Taidelli, a cura di Francesco Di Brigida.
Partita con un’opera prima impattante e dalle stesse note forti di Amore tossico, Tekla Taidelli, regista visionaria e ribelle ha presentato il suo secondo film, 6:06, alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Più precisamente nella sezione Giornate degli Autori, Notti Veneziane, dove si è aggiudicata il Premio SIAE al Talento Creativo.
Titolo numerico per 6:06, che rappresenta l’orario al quale la vita di stordimenti per sostanze, giri di spaccio, lavoretti improbabili e nottate interminabili di Leo, si resetta, ripetendosi, ogni mattina in giornate sempre uguali.
Ad uscire da questo loop lo accompagnerà una ragazza francese, Jo-Jo, portandoselo in Portogallo. I protagonisti sono Davide Valle e George Li Tourniaire. Lui ricorda un giovane Michele Riondino e ha negli occhi gli stessi lampi d’inquietudine. Lei, determinata e coriacea, offre al suo partner anche la pacata dolcezza di un timone in questo viaggio che inizia come una specie di Ricomincio da capo e si sviluppa in un road movie alla ricerca di una nuova anima.
Al contrario del cult con Bill Murray non siamo in una commedia ma in un ‘neorealismo underground’, come lo definisce Taidelli stessa, perché si da voce a quelle categorie nascoste con uno stile decisamente punk, utilizzando anche cast di strada.
Tra il francese di lei e il romano di borgata di lui, la regista mostra in maniera simbolica il frollare del dolore quanto la difficoltà della rinascita, in un piccolo Trainspotting di speranza che soprattutto nella seconda parte si bagna addirittura di poesia urbana. Taidelli ci porta nei crepacci della solitudine e della gabbia delle sostanze, ma pensa anche al crepuscolo. Spezza lo sguardo tra bianco e nero e colore, allarga i formati schermo come fossero nuove percezioni sul mondo, e ci fa sentire sulla pelle il cambiamento dei suoi personaggi, confezionando così un’opera davvero originale che si scrolla tutte le citazioni come fossero stampelle divenute inutili a nuova corsa.
#Peace
di Francesco Di Brigida