Testa o croce?
La recensione di Testa o croce?, di Matteo Zoppis e Alessio Rigo De Righi, a cura di Marco Lombardi.
Il film di Matteo Zoppis e Alessio Rigo De Righi è un film meravigliosamente sconquassato, che inizia deragliando e prosegue nel tentativo di apporre alla propria storia dei binari impossibili per quanto scivola via a ogni pronostico, e per quanto è fantasma il treno che la attraversa.
A inizio ‘900 Bufalo Bill, portando a Roma il suo spettacolo equestre, conosce i cowboys di casa nostra, cioè i butteri, che lo umiliano in una sfida. Una giovane donna schiava di un marito vecchio nell’anima s’innamora di uno, che è nientemeno che Alessandro Borghi: prima liquida il marito, poi fugge con lui all’interno di un road movie fatto di strade interrotte. La società del tempo pensa naturalmente che sia lui il responsabile di tutto, e così gli mette addosso una taglia che dà ulteriore pepe al viaggio, che verso la fine prima sembra sfociare in un horror romantico, poi si trasforma in una versione grottesca di uno spaghetti Western, cioè in uno spaghetti Western al quadrato, strizzando l’occhio al machismo de Gli spietati.
Insomma, Testa o croce? attinge a tanti generi e tanti autori senza mai cadere nella trappola di alcuno, rimanendo alla fine un piacevolissimo esercizio di libertà. Tutto al femminile.
di Marco Lombardi