Intervista a Pif, regista di …che Dio perdona a tutti

Intervista a cura di Mariangela Di Natale.

Pierfrancesco Diliberto in arte Pif (Palermo1972) regista, attore e scrittore,   noto per il suo stile narrativo che mescola satira e impegno civile, capace di vedere i lati oscuri, assurdi, grotteschi della nostra contemporaneità. In  occasione dell’uscita il 2 aprile con PiperFilm di… che Dio perdona a tutti, tratto dal suo omonimo romanzo, il regista siciliano con la sensibilità e la spiccata ironia che lo contraddistingue, si concede ad alcune domande.

Dopo successi come La mafia uccide solo d’estate, ….che Dio perdona a tutti, segna una maturazione verso temi più esistenziali

Probabilmente sì. Nel senso che 13 anni fa non mi sarebbe mai venuto in mente. Poi col passare del tempo, anche il fatto di avere 53 anni e di essere diventato padre, forse cominci a farti più domande su questo tema, quindi  possibilmente sì.

Il romanzo è uscito nel 2018; cosa l’ha spinta a trasformarlo in un film proprio adesso e com’è  cambiato il messaggio in questi anni

In realtà, quando ho scritto il libro (Feltrinelli) pensavo subito di farci un film, solo che nel frattempo ci sono stati altri progetti e quindi abbiamo perso tempo. Quando scrivo nella mia testa vedo film che un giorno girerò o forse no. In un periodo come questo penso che il cristianesimo sia ancora più necessario rispetto a  quando ho scritto il libro, salta più agli occhi una storia che parla di altruismo.

Pensa che l’ironia sia l’unico modo per rendere accettabile al grande pubblico temi sociali e politici complessi

Credo che sicuramente arriva a più persone e si possa parlare con tanta gente. Magari non riesci a cambiare le cose, però c’è la soddisfazione di dire le cose in faccia prendendo in giro chi si merita e chi si è preso in giro.

Ci sono momenti di confronto quasi onirici con il Papa, come immagina questo dialogo tra uomo e autorità cattolica

Con gesti molto semplici. Una semplicità che si avverte soprattutto quando il Papa parla dei suoi dubbi anche riguardo la fede. Spesso si comporta come una persona qualunque e, per come sono fatto io, Papa Francesco si avvicina molto, rompe un po’ lo schema dei Papa inarrivabili.  Questo atteggiamento ha irritato tanta gente, soprattutto quella cattolica, però ne ha anche  avvicinato tante altre e ciò ci fa comprendere che alla fine siamo tutti figli di Dio, siamo tutti uguali rispetto davanti a Dio. 

È sempre stato molto critico ma costruttivo. Qual è la cosa che la fa più infuriare dell’Italia attuale e quella che invece la fa ancora sperare

Mi sembra incredibile che venga reiterata la scarsa politica, non penso che tutta la politica sia scadente, tuttavia l’immorale in Italia ha sempre un’opportunità,  vedi Totò Cuffaro. In un paese « normale »  Cuffaro sarebbe scomparso dalla politica, invece qui ci ha riprovato poiché c’è un contesto che glielo permette. E il fatto che abbia avuto una seconda possibilità è veramente scoraggiante.

Si sente più un regista che fa politica o un cittadino che usa il cinema per esprimere il proprio impegno civile

La vita è politica. Ogni cosa che facciamo è un gesto politico, ogni scelta o direzione che prendiamo non è collegata a un partito, ma è in sé un atto politico. Anche chi fa beneficenza, chi fa volontariato non fa altro che sostituirsi a quello che dovrebbe fare lo Stato, e non è partitico ma politico. Dovrebbe essere così. Quindi capire dov’è il regista e dov’è il cittadino è un confine molto labile.

Come pensa sia cambiata la percezione della mafia a Palermo dai tempi della tua infanzia a oggi

Penso sia migliorata. Un bambino oggi a Palermo ha una vita migliore rispetto a quando io ero piccolo. Il fatto che si facciano riprese cinematografiche a Palermo e non si parli di mafia come ad esempio in « … che Dio perdona a tutti », è un segnale importante. La città racconta anche altro. Ovviamente c’è tantissima strada da fare, però c’è un dato di fatto che le cose sono cambiate in meglio.

Progetti futuri?

Prima devo sopravvivere all’uscita di questo film. E poi comunque tornerò a fare televisione.


di Mariangela Di Natale
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