Zootropolis 2

La recensione di Zootropolis 2, di Byron Howard e Jared Bush, a cura di Roberto Baldassarre.

Come ben evidenzia l’incipit, sebbene sia trascorso quasi un decennio, Zootropolis 2 (2025) di Byron Howard e Jared Bush si riaggancia immantinente al finale di Zootropolis (2016), uno dei più immensi incassi della storia di casa Disney. Una congiunzione tardiva che però recupera perfettamente stile e tematica di quel già lontanissimo successo. E qui è necessario mettere in evidenza che un sequel non è quasi mai una questione semplice, soprattutto se il numero uno è stato giustappunto un successone.

Si devono preservare quelle caratteristiche che hanno funzionato ma al contempo superarle, dare di più agli spettatori. I franchise sono una fulgida dimostrazione dell’incremento narrativo e spettacolare di episodio in episodio. Zootropolis 2 (ri)punta sullo stesso schema spiccatamente comico e con fondo morale, sostenuto da un tratto animato sempre più eccellente e dinamico. Con in aggiunta l’usuale spassoso citazionismo cinematografico. Proprio questi elementi confermano come la Disney – il più delle volte – riesce a sfornare opere adatte a un pubblico trasversale. Puro divertimento e utile insegnamento morale per i bambini, spettacolo funzionale per gli adolescenti e divertissement colto per i restanti spettatori adulti.

Un buddy animation movie che porta avanti la collaborazione tra la coniglietta Judy e la volpe Nick, sempre più innamorati ma con ancora dei rapporti interpersonali spigolosi. Intorno a loro, impegnati in una nuova fiammante avventura, tutto il folklorico gruppo corale di animali antropomorfi. Zootropolis 2 continua ed espande l’utopica visione in cui le differenti specie animali possano coesistere nella stessa città. Malvagità o bontà d’animo non dipendono dalla razza, ma dall’educazione ricevuta. Niente è perduto, ci si può sempre redimere (nel primo episodio Nick cambiò il suo modo di comportarsi) e maturare se lo si vuole. I film della Disney sostanzialmente propongono sempre il Coming of Age non per quanto concerne il passaggio dell’età, ma quanto per le questioni emozionali e intellettive che si sviluppano dalle situazioni.

L’evoluzione personale dell’assortita coppia coniglio-volpe fa questo step di crescita proprio in questo numero 2, come si evince nel prefinale. Un insegnamento, sotto il segno del romanticismo con spiccate venature ironiche, per mostrare come sia necessario sempre mettere da parte i propri spiccati egoismi e pensare anche agli altri. Dopotutto il tema alla base del mondo di Zootropolis è la convivenza, pacifica e amichevole tra esseri diversi. Tutto il resto del film è una fastosa scorreria di spericolate scene d’azione (prettamente inseguimenti automobilistici), gags a raffica, giocando con ogni tipologia caratteriale degli animale ma al contempo ribaltandole, e le citazioni che spaziano dal personaggio di Indiana Jones fino a Shining (The Shining, 1980) di Stanley Kubrick. Shakira, guest star musicale, accetta la parodia in versione animalesca (sexy) cantando tra l’altro una canzone che rielabora la nota Waka Waka e viene punzecchiata la figura dell’ex governatore della California Arnold Schwarzenegger.


di Roberto Baldassarre
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