NAZA

NAZA di Yuval Abraham, Rachel Szor distribuito da I Wonder Pictures in il uscita 28 settembre 2026 è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI con la seguente Motivazione:

Grazie a una messa in scena essenziale ma efficacissima, NAZA ci fa scoprire come il governo di Israele pianifica l’eliminazione di Hamas e di chiunque a Gaza tenti di contattare organizzazioni umanitarie, senza alcun tipo di preoccupazione per i civili incolpevoli che vengono uccisi in quelle operazioni. Intervistati da due dei registi di In Other Land, 24 membri dei servizi e dell’esercito svelano il cinismo di una guerra vissuta come un videogioco: un documentario sconvolgente e necessario, rigoroso e terribile.

Cinema del reale (di Roberto Pugliese)

Non giriamoci intorno. Naza non è solo l’acronimo ebraico per definire i “danni collaterali” (leggi. le stragi di civili) causati dalle azioni belliche dell’esercito israeliano. Naza è anche (o almeno suona come) una devastante crasi tra “nazismo” e “Gaza”. Perhè di stampo neonazista fu senz’altro il raccapricciante pogrom antisemita del 7 ottobre ’23 organizzato dai terroristi di Hamas, con 1.200 vittime fra civili e militari e centinaia di rapiti, stupri, mutilazioni, neonati uccisi nei forni da cucina (ricorda niente?…); e di stampo neonazista è la mostruosa, esponenziale rappresaglia israeliana nella Striscia e in Cisgiordania, gestita con la freddezza calcolata e criminale di un algoritmo ai danni dell’intera popolazione palestinese.

Il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor si occupa appunto delle logiche e tattiche con cui tale rappresaglia è stata perpetrata, non certo ignorando cosa l’ha innescata ma testimoniandone l’enormità e la disumana “scientificità”. Interamente notturno, girato sui tetti di Tel Aviv, il film raccoglie le dichiarazioni di ufficiali e soldati israeliani – camuffati nelle voci e oscurati nei volti – che con toni a tratti pacati, a tratti sorpresi dalle domande, quasi sempre distaccati e burocratici, spiegano come la morte di migliaia di uomini, donne e bambini (ricordate Hind Rajab?), sia parte costitutiva di un sistema che fa largo uso dell’IA, deresponsabilizzandone gli attori e riducendo i massacri a un “videogame” (parole testuali di un intervistato) in cui ci si può anche “divertire” (idem). Il tutto alternato in un sapiente montaggio a contrasto con le quiete immagini borghesi degli appartamenti di Tel Aviv, i cui cittadini dormono (ignari?) mentre a qualche decina di chilometri le macerie restituiscono i corpi dei civili palestinesi (l’ultima spaventosa sequenza, l’unica in pieno giorno).

Cinema del reale, dunque, potente e purissimo, i cui giovani autori dimostrano come si possa – e si debba – essere israeliani, ebrei e nel contempo denunciare Netanyahu e i suoi killer, così come palestinesi e avversare le tecniche stragiste delle SS di Hamas.


di Redazione
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