Avevo due paure
La recensione del film di Theo Putzu e Paolo Cagnacci, a cura di Emanuele Di Nicola.
“Avevo due paure / La prima era quella di uccidere / La seconda quella di morire”. Deriva da una poesia il titolo di Avevo due paure, documentario di Theo Putzu e Paolo Cagnacci che arriva al cinema, significativamente, dal 23 aprile 2026 in alcune sale selezionate in occasione della Liberazione, grazie alla produzione Garden Film di Lorenzo Borghini. L’autore di quei versi è Giuseppe Colzani, partigiano di Milano scomparso nel 2017: perché è un film partigiano questo, nel senso che cattura storie, volti e luoghi della Linea Gotica a ottant’anni dal 25 aprile 1945. Le riprese percorrono in trasversale alcune parti d’Italia, afferrando frammenti da Reggio Emilia e Bologna (Marzabotto), Toscana con Firenze, Arezzo e Massa Carrara, insieme a Pesaro e Piacenza.
Nell’arco di un’opera secca ed essenziale, 52 minuti, si imprimono sullo schermo le voci dei sopravvissuti e delle staffette partigiane, ormai centenarie o quasi. Lo fanno in modo frontale, parlano in camera, a microfono aperto, viene lasciata loro la parola. Uomini e donne oggi anziani, ripresi in campi medi e catturati nei primissimi piani di visi, occhi e bocche che raccontano: la tenace resistenza contro i nazifascisti passa per l’esperienza delle montagne e per le eroiche minuzie quotidiane, per esempio rischiare la vita per consegnare un biglietto, come uso di una staffetta.
Ai volti nodosi si alternano poche altre visioni, come le immagini corrette in bianco per la neve o virate in rosso a ricordare il sangue versato. Ma è la frontalità dei partigiani e delle partigiane che, gradualmente, si addensa per comporre un senso del film: la trasmissione della memoria, proprio nel presente smemorato sia per ragioni anagrafiche che per motivi auto-evidenti, tra guerre e idiozia dei potenti. Il cinema dunque trattiene ciò che la natura porta all’estinzione.
Dicono i registi: la distanza temporale “rende necessario individuare nuovi linguaggi capaci di rendere la memoria accessibile, coinvolgente ed emotivamente significativa, attraverso una riflessione collettiva che possa permettere ai cittadini, in particolare ai giovani, di tornare a interrogarsi sul concetto di libertà e condivisione”. Il cinema è proprio il mezzo che trattiene ciò che la Storia ha inciso e l’ignoranza dolosa prova a cancellare, ma non ci riesce finché interviene il potere dell’immagine.
di Emanuele Di Nicola