Dragon Trainer

La recensione di Dragon Trainer, di Dean DeBlois, a cura di Roberto Baldassarre.

Sulla fruttuosa scia produttiva – più che artistica – inaugurata dalla Disney, che sta convertendo pezzo per pezzo in Live Action il suo noto e prezioso catalogo di film di animazione, ecco che a bomba giunge Dragon Trainer (How to Train Your Dragon, 2025) di Dean DeBlois. Prodotto dalla Dreamworks e tratto dall’omonimo libro per ragazzi “Le eroiche disavventure di Topicco Terribilis Totanus III” (How to Train Your Dragon) di Cressida Cowell (che ha realizzato una saga composta da ben 12 libri), il film d’animazione Dragon Trainer (How to Train Your Dragon, 2010), realizzato dallo stesso DeBlois era stato subito un grande successo, gettando le basi per un fortunato franchise cinematografico con al momento due sequel altrettanto propizi.

I riscontri positivi sono da imputare alle avvincenti trame; al tratto animato aggiornato ai tempi ma un poco naïf; al fornire una morale finale senza eccessi melensi o ipocritamente educativo. Stando agli esisti della Disney, premiati soltanto al botteghino, la preoccupazione prevalente era che anche questo cartoon si sarebbe trasformato in un flop qualitativo. Invece… sorpresa! Il remake Live Action del primo episodio coinvolge parimenti dell’originale animato. Il merito principale è quello di aver riconfermato DeBlois, autore totale dei tre capitoli animati. Non soltanto perché ormai conosce bene quell’universo fiabesco di draghi e vichinghi, ma perché capisce che ritmi, narrativi e visivi, conservare per far funzionare il tutto. I cambiamenti sono minimi, e quello preso di peso dall’originale non è un pedissequo copia/incolla.

Se il il franchise cartoonesco mirava principalmente a un pubblico di età sotto i dodici anni, in Dragon Trainer Live Action, attraverso attori in carne e ossa, riesce a coinvolgere anche spettatori di età adolescenziale. In questa versione il Coming of Age diviene più evidente, con il giovane Hiccup (Mason Thames), uno pseudo “nerd” vichingo, che riesce a prendere definitivamente coraggio e farsi rispettare dal padre e da tutta la comunità del villaggio. Come si palesa maggiormente l’innamoramento teenager tra Hiccup e la bella guerrigliera Astrid (Nico Parker). Di ugual rilievo gli effetti speciali, che rendono spettacolari e avvincenti le battaglie con i draghi. CGI abbondante ma non invasiva, che non sovrasta la trama ma la accompagna. Infine, la morale sottesa ai libri e ai precedenti film d’animazione, resta la medesima: empatia verso il diverso, per comprendere le sue azioni che possono essere malevoli per questioni ben più profonde e drammatiche.

Tenendo in conto di tutte queste positive specifiche elencate, ecco che Dragon Trainer diviene funzionale esempio di confronto i Live Action della Disney. Paragone che fa capire quali potrebbero essere le soluzioni per migliorare quei riadattamenti. Ad esempio per il recente Lilo & Stitch (2025), diretto da Dean Fleischer Camp, poteva, anzi doveva, essere richiamato DeBlois, che fu artefice dello stravagante cartoon originale. Il cambio di regia, benché dato in mani capaci, ha mostrato uno scarto in negativo della resa.


di Roberto Baldassarre
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