Una battaglia dopo l’altra
La recensione di Una battaglia dopo l'altra, di Paul Thomas Anderson, designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI.
Una battaglia dopo l’altra, di Paul Thomas Anderson, distribuito da Warner Bros. Italia e nelle sale dal 25 settembre 2025 è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI con la seguente motivazione:
Paul Thomas Anderson adatta liberamente un romanzo di Thomas Pynchon e lo aggiorna a un’ipotetica America di oggi, segnata da un conflitto tra rivoluzionari, militari fascistoidi e logge di suprematisti bianchi. La trama da action movie declina in un clima surreale attentati e fughe, rivolte ed evacuazioni, ma trova sorprendente, nell’amore di un padre verso la figlia, il suo cuore pieno di tenerezza. E lo stile potente e inimitabile fa riverberare l’eco del grande cinema americano.

La recensione
di Gianlorenzo Franzì
Raccontare storie di personaggi contraddittori, fragili, così deboli da apparire e comportarsi in modo ridicolo senza però mai ridicolizzarli; non c’è filtro, tra lo sguardo di Paul Thomas Anderson e quello che filma, come se il suo cinema fosse sempre in continua apnea, incapace di dare un giudizio morale ma nello stesso tempo anche di restare al di fuori della giostra emotiva.
Il regista di Vizio di Forma torna a Thomas Pynchon per girare un film che forse è esattamente antitetico a quello: perché prosciuga la storia invece che renderla colma di scrittura e nostalgia, sostituisce Trump a Reagan (il libro è ambientato nell’America edonista di Ronnie, Una Battaglia Dopo l’Altra sposta invece l’azione ai giorni nostri). Da qui in poi, il film sembra prendere il volo, perché la trama diventa il classico pretesto per mettere in scena riflessioni sul cinema e sul Tempo, mentre osserva silenzioso il senso della rivoluzione come utopia sempre sconfitta e mai sottomessa.
E così sia: Anderson, insieme a Tarantino, oggi è quasi sicuramente uno di quegli autori che riescono a mostrare Hollywood come portatore di immagini non uniformate all’immaginario vigente: allora non è così difficile immaginare che Bon Ferguson (Leonardo DiCaprio) sia proprio lui, Paul Thomas Anderson, rivoluzionario filo marxista fallito -insieme a Welles e Coppola- che sopravvive sotto falso nome in un paese “di confine”. Ed ecco che il cinema diventa allora uno degli ultimi atti realmente rivoluzionari, atto di resistenza che individua un orizzonte lontano nel tempo e nello spazio dove (quando?) forse le nuove generazioni potranno trovare nuovi stimoli per la lotta.
È in questo senso che Anderson con Una Battaglia Dopo l’Altra riesce ad intercettare lo zeitgeist, oltretutto senza rinunciare ad una delle sue ossessioni più intime ovvero la Famiglia, quella famiglia all’interno della quale l’archetipo del Figlio deve far fronte alle “colpe dei padri”. Le due tracce, insieme, formano delle traiettorie indecifrabili, sbilanciate, frammentate, che si fanno politiche e private, si incrociano si inseguono e corrono insieme: fino alla prossima battaglia.
di Redazione