Pillion – Amore senza freni

La recensione di Pillion - Amore senza freni, di Harry Lighton, a cura di Christian D'Avanzo.

Pillion – Amore senza freni è il film d’esordio di Harry Lighton, regista britannico che con questa sua opera prima ha già conquistato pubblico e critica, con tanto di premio alla miglior sceneggiatura nella sezione Un Certain Regard alla 78ª edizione del Festival di Cannes, tre candidature ai BAFTA e una alla Directors Guild of America (DGA). Si tratta di un film drammatico e sentimentale, che a tratti sfiora la commedia, con due interpreti d’eccellenza quali Alexander Skarsgård e Harry Melling.

La trama vede come protagonista Colin (Harry Melling), giovane timido e introverso la cui esistenza ordinaria viene sconvolta dall’incontro con Ray (Alexander Skarsgård), carismatico e misterioso leader di un club di motociclisti queer. Tra i due nasce una relazione intensa e totalizzante, dove Ray assume il ruolo di padrone e Colin quello di sottomesso, introducendolo a un mondo fatto di rituali, trasgressione e desiderio, in cui le regole si intrecciano a una libertà dai confini ambigui. L’esperienza sconvolge Colin, risvegliando in lui emozioni sopite e una nuova consapevolezza di sé, ma al contempo lo pone di fronte al sottile confine tra liberazione e prigionia, tra piacere e controllo, lasciando emergere la complessità dei sentimenti e dei rapporti umani all’interno di una comunità che celebra la trasgressione e la connessione intima in modi inaspettati.

Una delle opere prime più interessanti degli ultimi anni, Pillion – Amore senza freni affronta con rara lucidità la complessità del conoscersi e dell’accettarsi, individualmente prima e reciprocamente poi, seguendo un percorso graduale fatto di esitazioni, attriti e lenti riequilibri interiori. Al centro del racconto ci sono due personalità agli antipodi, Colin, giovane timido e introverso, e Ray, motociclista misterioso e sicuro di sé, parte di un gruppo di biker omosessuali che è ormai diventata una famiglia vera e propria. In uno scenario tradizionalmente dominato da un immaginario virile, fatto di giubbotti in pelle e moto imponenti, il film lascia emergere una sorprendente delicatezza, costruita sui non detti e sulla fragilità delle relazioni, quelle che spesso si cercano per tutta la vita senza mai riuscire davvero a raggiungere. È sui dettagli e sui gesti che Pillion – Amore senza freni fonda la propria forza, dimostrando una maturità espressiva notevole per un’opera prima, capace di restituire l’intimità non solo come esperienza sessuale ma come spazio condiviso di sguardi, contatti — come il semplice posare la mano sull’altro — e silenzi. Il gioco dei contrasti attraversa l’intero film, dal senso di inadeguatezza che accompagna Colin all’apparente perfezione fisica di Ray, fino al loro primo incontro, ambientato in un contesto natalizio e quasi fiabesco, dove alla dolcezza dell’esibizione canora di Colin fa da contrappunto la distanza glaciale di Ray, che inizialmente rifiuta persino di ricambiargli la parola.

Con il procedere della narrazione, questa distanza si ridisegna senza mai annullarsi, poiché Ray resta fedele alla propria natura mentre Colin, attraverso il suo compagno, intraprende un percorso di scoperta e di accettazione che ha i tratti di un apprendistato emotivo. In questo senso, Pillion – Amore senza freni riesce a tradurre in immagini, e con grande precisione, il funzionamento delle relazioni BDSM, mostrandole come spazi di negoziazione, fiducia e consapevolezza, più che come semplice esercizio di trasgressione. Il film di Harry Lighton colpisce soprattutto perché lavora per sottrazione, con un minimalismo che evita la retorica e accompagna con discrezione i passaggi dall’agio al disagio e viceversa, rendendo visibile una densità sentimentale che finisce per coinvolgere i due protagonisti. Inoltre, le interpretazioni attoriali funzionano proprio perché Harry Melling e Alexander Skarsgård si affidano ai loro corpi e ad una misurata espressività, senza eccessi né compiacimenti, in un equilibrio sorprendente per un racconto che ruota continuamente attorno all’idea stessa di eccesso. Non mancano momenti umoristici irresistibili, che alleggeriscono la tensione e al contempo rivelano nuove sfumature di entrambi. Anche la scrittura dei personaggi secondari, in particolare dei genitori di Colin, risulta incisiva, aprendo brevi ma significative deviazioni affettive che arricchiscono il quadro d’insieme. Quando l’amore sembra prendere forma, Ray sceglie ancora una volta di scomparire, lasciando dietro di sé un’eredità più che una didascalica spiegazione, e il film trova proprio in questa ambiguità la sua nota più struggente. Senza mai cedere al melodramma, Pillion – Amore senza freni comunica emozioni senza dichiararle, costruendo un racconto complesso e stratificato che riesce a farsi percepire autentico nella sua apparente semplicità.


di Christian D'Avanzo
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