La torta del presidente

La recensione di La torta del presidente, di Hasan Hadi, a cura di Matilde Migliosi.

Ha raggiunto l’Europa il primo lungometraggio di Hasan Hadi, ex giornalista e regista iracheno, che ha conquistato la Camera d’or a Cannes.

Nell’Iraq di Sadam Hussein è più difficile essere bambini che adulti, e ce lo dimostra bene Lamia, che vive con la nonna in un villaggio in mezzo a una palude ed è vittima del forte indottrinamento scolastico del regime. Nonostante le difficili condizioni economiche provocate dalla guerra, il Presidente obbliga il Paese intero a celebrare il suo compleanno e la piccola protagonista viene estratta per preparare la torta per la sua classe. Così si reca insieme alla nonna alla volta della città per comprare gli ingredienti necessari e da qui si dipanano diverse avventure con l’amico Saeed e l’inseparabile gallo da compagnia, con la speranza che questo, magicamente, possa bastare a risolvere i tanti problemi.

Hadi rispetta tutte le aspettative che il cinema di critica sociale del Medio Oriente porta con sé e regala un piccolo racconto di formazione con rimandi al realismo magico Sud Americano. La narrazione colpisce allo stomaco e accarezza le guance, mentre la fotografia regala un ritratto pastoso del chiasso di Baghdad.

Qui il nemico non ha volto, è l’inquinamento acustico degli aerei o un’iconografia circondata dai palloncini colorati, i migliori amici non sono del tutto buoni, come vorrebbe Maometto, ma sono avvolti dalle tentazioni e pieni di conflittualità. Il tutto è incorniciato dai contrasti di un Paese martoriato da bombardamenti sui civili e dall’edonismo del suo dittatore, accompagnato da cori di “Tanti auguri a te” e favori sessuali in cambio di beni di prima necessità.

Attraverso gli occhi dei bambini l’inquadratura è più nitida, e lo sguardo di Lamia diventa il punto di vista prescelto: alla sua altezza attraversiamo le strade della città e con i suoi giochi scopriamo un mondo che appare lontano, sia nel tempo che nello spazio. Ci vuole brutalità e tenerezza per adattarsi ai tempi più duri, e La torta del presidente, soprattutto nella scena finale, ce lo racconta al meglio.


di Matilde Migliosi
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