Jumpers – Un salto tra gli animali

La recensione di Jumpers - Un salto tra gli animali, di Daniel Chong, a cura di Nicolò Frasson.

Jumpers – Un salto tra gli animali di Daniel Chong ci ricorda essenzialmente due cose: che la Pixar continua a dirigere il gioco dell’animazione occidentale anche quando non ha le pretese di sbancare il botteghino e che uno dei nostri tumori ideologici è l’immobilismo umano al punto di vista, l’ybris che puzza sempre più oggigiorno di condanna irreversibile. Non lo fa con la tracotanza di chi vuole spacciarti una ruota per l’invenzione del terzo millennio, infatti si configura come un discreto film d’animazione con i suoi limiti, ma semplicemente rovesciando il modus operandi con una storia semplice: non ti dice “Credimi perché ti ho emozionato”, ma “Cambio il punto di vista, ora sta a te”.

Da scrittore di narrativa ambientale ed ex giornalista anche di tematiche green non posso che appoggiare il messaggio ecologista e animalista, vero termometro di questa storia genuina che vede in un’adolescente del Sud America, Mabel, la batallera principale per l’ecosistema di uno stagno minacciato dall’urbanizzazione sfrenata del sindaco Jerry. La scelta del continente è casuale in vista della futura, passata, COP30? La capitale dell’ecocidio è li, il Gran Chaco, l’Amazzonia, le foreste costiere e andine. Interessante, e purtroppo veritiero, il conflitto iniziale della storia: eliminando la diga dello stagno creata dai castori, si perde l’acqua; perdendo l’acqua, si perde l’intero ecosistema. Il castoro infatti è una figura centrale del film, il re del suo ambiente. Questo crea un parallelismo con altre specie, e altri ecosistemi, nella realtà. Pensiamo agli squali, o alle api, entrambi fortemente minacciati, entrambi ago della bilancia del loro ecosistema. Viene poi argutamente, velatamente consegnato un principio: l’essere umano pensa come essere umano e impone la sua visione umana, con la sua palette emotiva e intellettiva variegata, cosa che gli animali non possono fare. O ti apprezzano o ti vogliono uccidere. Sembra scontato, ma è una lezione prima a noi, che d’analisi su altre specie.

I collegamenti ad altri film non mancano. Oltre ad alcuni easter eggs di Toy Story 5, come conferma lo stesso regista, Jumpers si svilupperà nello stesso universo di Up, visto che la Dott.ssa Sam è la stessa ad aver inventato, nel classico Pixar del 2009, il collare che Dug utilizza per parlare. Infine, mentre con Wall-e la Pixar critica indirettamente l’essere umano, mostrandoti le conseguenze delle azioni, più che tutto l’iter disastroso, ed esasperando i suoi comportamenti nocivi dal punto di vista di un robot, qui la critica arriva diretta, come prima citato, facendo sentire anche l’essere umano la specie debole e minacciata. Esperimento, peraltro, in ottica simbolica, realizzato ben prima anche dall’anime The Promised Neverland con uno sguardo animalista. Le chiavi di lettura sono molteplici, e giocano tutte sull’inversione dei ruoli, sugli stereotipi e sull’utilità di ogni specie nel suo ecosistema e rispetto agli altri. Mentre i temi etici vengono distesi egregiamente, restano delle perplessità tra cui l’utilità del cappello introduttivo – e dei suoi personaggi – che sembra più un passaggio di consegne generazionale che un’utilità strutturale della storia. Al contrario il continuo e intricato sviluppo dell’antagonista è un punto a favore, così come il rapporto tra la protagonista e il suo aiutante.


di Nicolò Frasson
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