Noi due sconosciuti

La recensione di Noi due sconosciuti, di Janicke Askevold, a cura di Franco Montini.

Edith è una madre single che ha concepito un figlio con l’inseminazione artificiale. Ma quando casualmente, per l’intervento di un’amica, scopre il nome del donatore, ovvero l’identità del padre biologico del suo bambino, non resiste alla tentazione di conoscerlo e incontrarlo. Edith è una giornalista e, con la scusa di un’intervista, avvicina Niels, programmatore di videogiochi, sposato, con due figli non suoi. L’uomo è all’oscuro di tutto, ma ciò non impedisce che fra Niels ed Edith nasca una reciproca attrazione che, fra segreti, bugie e rivelazioni, complica ulteriormente il rapporto.

Utilizzando una storia privata, anzi intima, Noi due sconosciuti suggerisce una serie di riflessioni e discussioni sulle questioni etiche che riguardano le motivazioni che spingono un uomo a donare il proprio seme e la selezione dei donatori, ma soprattutto le nuove forme di famiglia e che si riflettono inevitabilmente anche nel tessuto sociale. E in proposito è bene tener conto che in Norvegia, paese dove si svolge la vicenda, a differenza di quanto accade da noi, la legge consente la procreazione assistita anche alle donne single. Il pregio del film è quello di non esprimere giudizi morali e suggerire un teorema precostituito, bensì favorire il confronto, ricordando che la maternità non si esaurisce nell’atto del concepimento. La molla che spinge Edith a mettersi in contatto con Niels nasce, come lei stessa afferma esplicitamente, dalla convinzione che, conoscendo il padre, avrebbe capito meglio il figlio. In altre parole anche Edith si chiede se la famiglia monogenitoriale, che moltiplica le responsabilità, le ansie e le insicurezze dell’unico genitore, sia in grado di garantire alla prole la necessaria serenità.

L’argomento avrebbe potuto suggerire uno stile di narrazione altamente melodrammatico ed invece, senza rinunciare ad una dimensione da thriller psicologico, la regista Janicke Askevolt, alla prima prova nel cinema di finzione, ha scelto di puntare su un tono pacato, venato di tenerezza e malinconia, che rende tutto quanto mai credibile, anche grazie all’ottima performance dei due protagonisti: Lisa Loven Kongsli, (già conosciuta in Forza maggiore) e Herbert Nordrum (già apparso ne La persona peggiore del mondo).


di Franco Montini
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