The Dinosaurs
La recensione di The Dinosaurs, creata da Dan Tapster, a cura di Nicolò Frasson.
Dinosauri e Steven Spielberg non era una storia destinata a finire. É stata Netflix a riunirli, sebbene posizionando il regista statunitense “solo” come produttore, con l’ultima docu-serie The Dinosaurs, sfruttando il già ben collaudato gruppo di Life on Our Planet, gli effetti della Industrial Light & Magic e una voce carismatica, almeno in originale, come quella di Morgan Freeman. Risultato: cura visiva eccellente, qualità di messa in scena decisamente valida e un supporto sonoro altrettanto riuscito.
Attraverso quattro capitoli che corrispondono alle quattro fasi della presenza sulla terra dei dinosauri, paragonate agli step di un regno – Ascesa, Conquista, Impero e Caduta – vedremo una rielaborazione riassunta dei tre periodi del Mesozoico (Triassico, Giurassico e Cretaceo) nelle sue fasi più importanti di espansione e rovina, con i dinosauri più o meno rappresentativi di terra, acqua e mare.
Partiremo da un unico piccolo parente: il Marasuco. L’antenato che è sopravvissuto. Infatti, nel Triassico, tra 235 milioni e 200 milioni circa di anni fa, questa piccola lectio singularis è riuscita a sopravvivere dagli antenati rettili che la cacciavano, e che all’epoca dominavano l’intera Pangea, e al primo cataclisma che ha messo in ginocchio la maggior parte delle specie esistenti.
Oltre a non dimenticare altri cataclismi rappresentativi, come l’episodio pluviale Carnico, la serie ha il merito ci citare anche alcune specie meno popolari, come tra i sauropodi il Plateosauro, il primo a raggiungere dimensioni titaniche; o i primi dinosauri aviani come il terribile Hatzegopteryx, letteralmente un aereo, con un’apertura alare di 10 metri e alto come una giraffa; o un tirannosauride meno mainstream del celebre T.Rex come il piumato Yutirannus. È una panoramica riassuntiva, non con un’accezione necessariamente negativa, che si contrappone al più completo Il pianeta preistorico su Apple tv. Con l’uscita posteriore, l’intento sembra proprio questo: semplificare ciò che i rivali della grande mela hanno approfondito minuziosamente.
Se abbiamo qualcosa di più stringato, però, abbiamo anche qualcosa in più rispetto quest’ultimo. Dopo la menzione a Chicxulub, l’asteroide che ha sterminato il 75% dei dinosauri 66 milioni di anni fa risparmiando i soli aviani nostrani, The Dinosaurs propone un suggestivo parallelo finale tra specie attuali e alcuni dei dinosauri che sono stati mostrati negli episodi, come forse mai si era visto fare in produzioni analoghe. Vediamo alcuni dinosauri acquatici nuotare come i moderni pinguini, uno spinosauro usare una tecnica di caccia come fa il cormorano, un Tirannosauro immobilizzare la preda al suolo in parallelo con un’aquila, un dinosauro sfrecciare come fa lo struzzo, e avanti così. Quasi a volerci ricordare, quando abbiamo manie di gigantismo, che c’è qualcuno che nonostante non abbia alterato volutamente l’ambiente, ha rischiato ugualmente l’estinzione per causa sua. Ma non si è estinto come pensiamo. Anzi, è ancora su questa terra da molto, molto più di noi.
di Nicolò Frasson