…che Dio perdona a tutti
La recensione di ...che Dio perdona a tutti, di Pif, a cura di Franco Montini.
Affettuosamente ironico e satirico, ma niente affatto irriverente o blasfemo nei confronti della religione e della Chiesa cattolica. Anzi c’è da scommettere che a papa Francesco il film di Pif sarebbe piaciuto e non solo perché la figura del pontefice, terzo protagonista della vicenda, è un esplicito ed amorevole omaggio a papa Bergoglio.
Come di consueto, fedele al proprio inconfondibile stile e alle tradizionali modalità di recitazione, Pif ha realizzato una commedia spiazzante, insolita ed originale, benché eccessivamente scontata nel happy end conclusivo. Questa volta Pif si è calato nel ruolo di Arturo, agente immobiliare palermitano, appassionato di dolci, consumati abbondantemente come surrogato alla mancanza di affettività e preferiti perfino ai piaceri del sesso. Finché l’imprevisto incontro con Flora, pasticcera di talento ed erede di una gloriosa tradizione familiare nel settore, rivoluziona le priorità dei desideri di Arturo. Insomma, facilitato dalle comuni passioni dolciarie, l’amore esplode improvviso e reciproco: l’unico problema è che Flora è una cattolica osservante, credente e praticante e così, per non deluderla, Arturo, sinceramente agnostico, al punto di chiedersi “se la storia dell’esistenza di Dio non sia una gran minchiata”, finge di possedere anch’egli la fede. Quando, inevitabilmente, la sua recita viene scoperta, Arturo viene abbandonato e, per riconquistare Flora, non gli resta che vivere e mettere in pratica i precetti e i comandamenti evangelici, trasformandosi in un fondamentalista, che sorprende e sconcerta la stessa Flora. Immerso in un’atmosfera paradossale e surreale, sarà l’intervento del papa, qualcosa di più di una semplice apparizione frutto di una crisi glicemica, a risolvere questioni e dilemmi. Il tutto concluso, oltre i titoli di coda, da una sorpresona finale, dove la realtà supera la fantasia.
Tratto dall’omonimo romanzo di Pif, sceneggiato dall’autore insieme e Michele Astori, …che Dio perdona a tutti non risparmia qualche velenosa annotazione sulla società siciliana, ma soprattutto riflette, con leggerezza e una sottile linea provocatoria, sul tema della coerenza e sulle difficoltà di applicazione del vangelo ai nostri giorni. Lo fa mescolando cassate e messe, cannoli e vie crucis, e tuttavia, nonostante il dichiarato amore per la ricotta, più che tracce e rimandi pasoliniani, dal film di Pif emerge una celebrazione dolciaria che fa pensare al cinema di Ozpetek.
di Franco Montini