L’ESTRANEA
L’ESTRANEA di Paolo Strippoli distribuito da 01 Distribution in uscita dall’8 ottobre 2026 è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI.
Motivazione:
Attraverso una grammatica audio-visiva potente ed esperienziale, che convoca i codici del thriller psicologico e le atmosfere dell’horror, Paolo Strippoli riflette sui temi a lui cari, indagando le viscere profonde dell’inconscio attraverso archetipi, simbologie, metafore e drammaturgie classiche, dentro un cinema capace di dialogare con le forme della contemporaneità

Una tragedia italiana (di Mariangela Sansone)
“Respira a fondo, respira piano, se chiudi gli occhi il male è lontano”, un mantra che accompagna lo spettatore lungo tutto lo scorrere filmico, che si fissa nella mente e non se ne va più. L’estranea, nuovo film di Paolo Strippoli, presentato nel corso dell’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia e scelto per rappresentare l’Italia come miglior film internazionale nella corsa agli Oscar 2027, è un horror denso e cupo, un’opera tanto elegante quanto spiazzante. Un vortice o, meglio, una spirale (non a caso titolo internazionale del film), con una costruzione che si chiude proprio lì da dove è partita, più si avviluppa su sé stessa e più il male diviene materico e nemmeno la liquidità dell’acqua riesce a portare via. Un affresco familiare destinato a ridursi a brandelli, una madre, Anna Colonna, interpretata da una magnifica Jasmine Trinca, e una mefistofelica Valeria Bruni Tedeschi, conturbante e mesmerica, che affascina e seduce Anna. Siamo a Bari nell’agosto del 1999, un ferragosto tipicamente italiano, e proprio lì dove il sole più brucia le ombre si fanno più cupe, come nelle opere di Edward Hopper, dove la luce accecante nasconde i misteri più inquietanti, non a caso il film si apre su uno schermo bianco e abbacinante, ci si immerge in un abbaglio colmo di bugie, lentamente si viene risucchiati in una vertigine.
L’estranea gioca con i codici dell’horror ma nasce come thriller psicologico, porta avanti una feroce critica sociale contro quella borghesia becera e strafottente, ben rappresentata dalla famiglia Colonna. Il vero demonio della nuova opera di Paolo Strippoli è rappresentato dalla figura materna, si delinea da subito come una maternità malata, opprimente e oppressiva, che cede alle lusinghe e ai commerci con il maligno per governare le vite di ogni singolo componente della sua famiglia. Una maternità quasi euripidea, pronta a sacrificare i suoi affetti più cari per egotistico piacere, per salvaguardare le apparenze e soprattutto per supplire alle proprie insoddisfazioni. Un’opera elegante, una tragedia italiana che, come la spirale del titolo, si contorce intorno a ogni singolo protagonista; per citare Cioran “Tutto si può soffocare nell’uomo, salvo il bisogno di assoluto”.
Strippoli ci regala un congegno magmatico, cupo, affascinante e oscuro che colpisce dritto alla gola e ci lascia senza fiato. Stupendo.
L’Estranea: il Faust di Strippoli (di Antonio Quaranta)
In L’Estranea di Paolo Strippoli, il male non si manifesta solo come una forza soprannaturale, ma emerge dalle contraddizioni del desiderio umano. L’opera dialoga con il Faust di Goethe mediante una questione comune: cosa accade quando l’essere umano pretende di sottrarre la propria esistenza al limite, alla perdita e all’imprevedibilità?
La famiglia Colonna, apparentemente protetta dal suo alto status borghese nella Bari bene, nasconde una profonda frattura tra amore e possesso; Anna, interpretata da una lodevole Jasmine Trinca, proietta sulla figlia Alice le proprie aspirazioni irrealizzate, trasformando il suo futuro in una propria comprensione personale. L’amore materno diventa così una forma di controllo, pretendendo di stabilire in anticipo chi l’altro dovrebbe essere.
L’incidente che subisce Alice ad inizio film, incrina questa illusione. Ed è dinnanzi alla sofferenza famigliare che Anna stringe un patto col diavolo, l’Estranea. Come Mefistofele, il personaggio di Valeria Bruni Tedeschi non impone un desiderio estraneo sfruttando una volontà già presente, promettendo di superare l’esistenza umana attraverso un prezzo apparentemente accettabile.
Il patto rivela però la propria natura distruttiva, e proprio come una spirale la salvezza di un membro famigliare comporta il sacrificio di un altro. Soprattutto la distruzione estetica del corpo del figlio maggiore, prima destinato a grande imprese sportive, diventa lo spazio concreto di questa violenza del desiderio, dimostrando come questo possa trasformarsi in una distribuzione ingiusta della sofferenza.
Mentre il Faust di Goethe cerca di oltrepassare i limiti della conoscenza e dell’esperienza, Anna tenta di dominare la vulnerabilità degli affetti. Entrambi, tuttavia, scoprono che la volontà di controllo genera nuove dipendenze e accresce la responsabilità individuale. Attraverso il perturbante freudiano, Strippoli trasforma la casa e la famiglia in luoghi in cui il famigliare rivela la propria dimensione inquietante tipica dell’horror. La struttura confessionale, usata dal film come porta aperta sul presente, non cancella il passato ma rende visibile una verità rimasta a lungo nascosta.
L’Estranea suggerisce che il vero contrario del demoniaco non sia una salvezza assoluta, bensì la capacità di riconoscere il limite e l’autonomia dell’altro. E Amore vuol dire accettare che nessuna relazione possa eliminare completamente il dolore senza rischiare di trasformarsi in dominio.
Dalle crepe di Venezia alla corsa per Hollywood: “L’estranea” di Paolo Strippoli è il candidato italiano agli Oscar (di Paola Dei)
La commissione dell’ANICA ha scelto la “favola nera” firmata dal trentatreenne Paolo Strippoli per rappresentare l’Italia alla 99ª edizione degli Academy Awards. Un horror psicologico audace che rompe i tradizionali schemi del nostro cinema d’autore, pronto a conquistare Los Angeles dopo il debutto alla Mostra del Cinema di Venezia.
Il Comitato di Selezione ha rotto gli indugi: sarà L’estranea (distribuito all’estero con il titolo The Spiral) a tentare la scalata all’Oscar per il Miglior film internazionale. La pellicola del giovane regista pugliese Paolo Strippoli rappresenta la quarta regia del trentatreenne pugliese (dopo i successi di Piove e The Holy Boy) ed esaspera il suo tema preferito: il trauma che si annida nei legami di sangue. Il film, scritto da Strippoli insieme al fido co-sceneggiatore Salvatore De Chirico, ha battuto una concorrenza spietata di altri 20 titoli italiani. La motivazione ufficiale dell’ANICA premia il coraggio: «Un film nuovo, di genere, di un giovane autore, che ha da poco iniziato il suo percorso ed è stato apprezzato dal pubblico e dalla critica nazionale e internazionale».
Mentre il film si prepara a debuttare nelle sale italiane l’8 ottobre 2026 sotto la bandiera di 01 Distribution, analizziamo nella nostra recensione perché questa “favola nera” ha tutte le carte in regola per stupire l’Academy. Se l’opera si riducesse a un semplice dramma psicologico, rischierebbe di scivolare nel banale o nel già visto; al contrario, la sua forza dirompente risiede nella capacità di fondere il thriller psicologico con l’horror puro, dando vita a un prodotto estremamente originale. Strippoli non si limita a scavare nei traumi della mente, ma li materializza in incubi visivi che sembrano usciti direttamente dalle tele di Hieronymus Bosch. Come nei dettagli più inquietanti e visionari del pittore fiammingo, i legami familiari e le colpe dell’anima si deformano in mostruosità tangibili, trasformando l’esplorazione della psiche in un viaggio infernale e inedito per il nostro cinema.
Il prezzo di un patto oscuro: Il passato che bussa sotto il nubifragio
La narrazione si apre a Roma ai giorni nostri, avvolta da una tempesta incessante. Anna (Jasmine Trinca) piomba improvvisamente nell’appartamento della figlia Alice (Romana Maggiora Vergano). Non è una visita di cortesia: Anna deve confessare un segreto indicibile rimasto sepolto per oltre vent’anni. Attraverso un viaggio a ritroso nel tempo diviso in quattro capitoli ed un epilogo, veniamo trasportati nella Bari opulenta del 1999.
È qui che la famiglia Colonna deve affrontare la svolta: il patto faustiano con l’Estranea (Valeria Bruni Tedeschi) nasce da un terribile incidente domestico: il cane di famiglia aggredisce la piccola Alice, compromettendone gravemente la gamba. È il rifiuto della menomazione e del dolore a spingere la madre (Jasmine Trinca) verso un baratto sovrannaturale e immorale.
In cambio della vita della bambina, la famiglia dovrà pagare un tributo spaventoso fatto di perdite, sfortune e una lenta, inesorabile disgregazione emotiva.
Il focolaio domestico come prigione
Strippoli compie un passo avanti decisivo nella sua evoluzione autoriale. Se nei lavori precedenti (A Classic Horror Story) l’orrore era legato a dinamiche più grafiche, qui il regista pugliese trasforma il nucleo familiare nel vero cuore dell’incubo. Strippoli non nasconde la sua dichiarata propensione per il folk horror e il thriller sovrannaturale. A livello visivo e sonoro, L’estranea strizza l’occhio al cinema geometrico e cromatico di Dario Argento (in particolare a Suspiria), ma lo contamina con suggestioni mitteleuropee sul senso di colpa e il peso della fede, richiamando la rigorosa estetica del Dekalog di Kieślowski.
La casa non è più un rifugio sicuro, ma una prigione emotiva claustrofobica in cui i sensi di colpa e i non detti corrodono i legami dal di dentro.
Il titolo internazionale “The Spiral” (La Spirale) non è solo un riferimento di mercato, ma una chiave di lettura del film: la colpa ereditaria che si avvita su se stessa in una spirale ciclica da cui la famiglia non riesce a liberarsi. Questa tensione claustrofobica è amplificata da un sound design imponente e disturbante, che trasforma la pioggia in una presenza quasi demoniaca. La regia usa infatti l’elemento atmosferico della pioggia battente non come semplice contorno, ma come riflesso del tormento interiore e di un’apocalisse imminente che minaccia di spazzare via le fondamenta della famiglia.
Un cast in stato di grazia
Il motore immobile del film è l’alchimia dolorosa tra le sue interpreti. Jasmine Trinca offre una performance straordinariamente misurata, vestendo i panni di una madre spezzata dal rimorso. Al suo fianco, Romana Maggiora Vergano si conferma uno dei talenti più cristallini della sua generazione, incarnando la rabbia e il disorientamento della figlia.
A destabilizzare l’equilibrio è una magnetica Valeria Bruni Tedeschi, che infonde al ruolo del titolo un’ambiguità sussurrata e spaventosa, capace di raggelare lo spettatore con un solo sguardo. Notevole anche il supporto di Adriano Giannini nel ruolo del padre.
Perché può convincere l’Academy?
Negli ultimi anni gli Oscar hanno dimostrato una fortissima apertura verso il cinema di genere internazionale capace di fondere il “perturbante” alla critica sociale o al dramma profondo (basti pensare al successo coreano di Parasite). L’estranea non è un horror di spaventi facili, ma un horror thriller psicologico crudele e struggente che usa i codici del cinema di genere per esplorare le fragilità universali dell’essere umano.
Con una solida coproduzione internazionale (Italia, Francia, Belgio) e il forte appoggio di Rai Cinema, il film ha davanti a sé una complessa ma stimolante campagna oltreoceano. Il primo verdetto arriverà il 15 dicembre 2026, data in cui l’Academy annuncerà la shortlist dei 15 film semifinalisti. Per ora, il cinema italiano riscopre il coraggio di osare e di cambiare pelle.
di Redazione