Titanus 1904

La recensione di Titanus 1904, di Giuseppe Rossi, a cura di Ignazio Senatore.

E’ un doc appassionato Titanus 1904 di Giuseppe Rossi. Il grande merito del giovane regista irpino è quello di aver rispolverato la storia legata alla più antica casa di produzione cinematografica italiana. Nel 1904, infatti, Gustavo Lombardo, napoletano visionario, fondò la Lombardo Film. Come ricorda Giuseppe Tornatore, grazie al suo lavoro pioneristico, Lombardo ideava le storie, sceglieva attori e registi. Una volta terminato il film, lo distribuiva e lo lanciava grazie a delle grandi campagne promozionali, all’avanguardia per il tempo.

Al Vomero, in Via Cimarosa, Lombardo fittò un grande capannone per girare le pellicole e trasformò il quartiere borghese della città, in una Hollywood partenopea, che fu, in breve tempo, invaso da registi, attori, costumisti e scenografi. S’innamorò, poi, dell’attrice Leda Gyss, nome d’arte, che le diede Trilussa, impegnata in Vedi Napoli e poi muori e la sposò. Dalla loro unione, nel 1920 nacque Goffredo. In quegli anni, a Napoli, venivano realizzati i due terzi dei film italiani. Per bloccare i piccoli produttori, che potevano sfuggire alla censura fascista, Mussolini, promettendo grandi incentivi fiscali, convinse i produttori a trasferirsi a Roma. Nel 1928 la Lombardo Film fu rinominata Titanus. Amante di un cinema popolare, di largo consumo e di intrattenimento, Gustavo Lombardo convinse Totò ad abbandonare i palcoscenici e l’amata rivista e a interpretare, nel 1937, il suo primo film: Fermo con le mani.

Fu l’inizio del successo inarrestabile del “principe della risata”. Non pago, Lombardo con Catene di Raffaello Matarazzo (1949), interpretato da Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson, diede vita al melodramma strappalacrime. Alla morte di Gustavo, il figlio Goffrdo produsse Tormento (1950) e il remake de I figli di nessuno, entrambi per la regia di Matarazzo e poi, conquistò, definitivamente, il botteghino con Pane amore e fantasia (1953), per la regia di Luigi Comencini, con Vittorio De Sica e la Lollobrigida nei panni della travolgente “bersagliera”. Goffredo creò numerose sale cinematografiche in Campania e, nel film Africa sotto i mari lanciò Sophia Scicolone, all’esordio. Fu lo stesso Goffredo che le suggerì di adottare, come nome d’arte, Sophia Loren. L’attrice puteolana esplose, poi, nel 1955 in Pane amore e… al fianco di Vitorio De Sica. Seguirono La ciociara (1960), grazie al quale la Loren vinse l’Oscar e, nello stesso anno, Lombardo produsse Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti. Due film dai costi faraonici, il kolossal Sodoma e Gomorra (1962) di Robert Aldrich e Il Gattopardo (1963) di Luchino Visconti, risultarono fallimentari sul piano commerciale e misero in ginocchio la Titanus. Per non dichiarare bancarotta, Lombardo fu costretto a sospendere la produzione, a vendere i teatri di posa, le sale cinematografiche di Napoli, gli studi di doppiaggio romani e pescare dal proprio patrimonio personale. Piuttosto che arrendersi, il produttore napoletano risalì la china, anni dopo, con In ginocchio da te (1964), per la regia del concittadino Ettore Maria Fizzarotti e diede vita ai musicarelli, pellicole a basso costo che gli fruttarono una fortuna.

Dopo aver prodotto altre decine di pellicole, fu poi la volta di Un jeans e una maglietta (1983), interpretato dal “caschetto biondo” Nino D’Angelo e, successivamente, diede linfa a diversi generi; dai gialli L’uccello dalle piume di cristallo (1970) di Dario Argento,agli horror Dèmoni (1985)di Lamberto Bava, dalle commedie familiari con Piedone a Hong Kong (1975), Piedone d’Egitto (1989), entrambi per la regia di Steno, a Zanna bianca (1973) di Lucio Fulci, fino a Il camorrista (1986) di Giuseppe Tornatore. Grazie ai successi accumulati, Goffredo Lombardo riuscì a ricomprare quello che aveva perduto e a mettere in ordine le proprie finanze. Alla sua morte l’impero cinematografico è passato nelle mani del figlio Guido, che ha continuato a produrre film, fiction e programmi televisivi.  Il doc non ha momenti di stasi ed è diretto con raffinatezza da Rossi che, per ragione di tempo, non ha potuto citare altri importanti film prodotti da Goffredo Lombardi, come Il cappotto di Alberto Lattuada, Estate violenta, La ragazza con la valigia e Cronaca familiare di Valerio Zurlini, La viaccia di Mauro Bolognini, Le quattro giornate di Napoli di Nanni Loy, Il gatto a nove code di Dario Argento o distribuiti dalla Titanus come Il giardino dei Finzi Contini di Vittorio De Sica e Il Casanova di Federico Fellini.  

Con garbo e senza impaginare un doc celebrativo, Rossi, racconta una che vicenda che non solo ha dell’avventuroso, ma che fotografa appieno le figure di Gustavo e Goffredo Lombardo, due produttori che non hanno mai realizzato film volgari o di cattivo gusto, ma che hanno offerto la possibilità a tanti autori, attori e registi di muovere i primi passi. A ben vedere, ancora oggi, le pellicole prodotte, nella maggior parte dei casi, non risentono dell’usura del tempo. Due figure distanti anni luce dai grigi e mediocri produttori dei nostri tempi ai quali va il nostro più accorato ringraziamento. Ad arricchire il pulsante doc, un’intervista di repertorio nella quale compare lo stesso Goffredo Lombardo, e gli interventi teneri e commoventi del figlio Guido. Tra i numerosi intervistati: Dario Argento, Franco Nero, Giovanna Ralli, Enrico Vanzina, Nino D’Angelo, Lamberto Bava, Neri Parenti, Sergio Martino, Alessio Boni, Enrico Lucherini, Eleonora Brown, Maria Grazia Saccà, Massimo Veneziano, Paola Corvino, Pietro Innocenzi. Simine Conti e Cesarina Marchetti.


di Ignazio Senatore
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